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Ora Luigi Compiano rivuole le sue auto

L’ex patròn della Nes cerca di bloccare l’asta: «I mezzi erano miei e non dell’azienda, non potevano essere sequestrati» 

TREVISO. Rivoglio le mie auto, fermate la vendita all’asta. Luigi Compiano va all’attacco: l’ex patron dell’impero di famiglia (vigilanza privata e custodia valori) chiede il dissequestro dello sterminato parco-auto personale sul quale la Procura ha posto i sigilli e stabilito la vendita all’asta. Motivo: secondo Compiano, assistito dall’avvocato Piero Barolo, non è stato legittimo il sequestro per equivalente disposto su beni di proprietà personale, e non quindi dell’azienda. L’eccezione presentata dall’avvocato Barolo è chiara: poteva essere ammissibile un sequestro diretto di beni aziendali, ma non di quelli intestati a Luigi Compiano in persona. Come le auto di lusso, appunto, per le quali è in fase di organizzazione una maxi asta gestita dalla casa londinese Sotheby’s.

Un’eccezione di legittimità che vuole anche tentare di evidenziare un presunto paradosso dell’accusa: non sono stati sequestrati i circa 22 milioni di euro presenti nei caveau della Nes di Compiano, con la motivazione che quei soldi erano delle banche e non dell’azienda. Se i soldi ci sono, però, secondo l’avvocato di Barolo non esiste più la bancarotta. E se erano meno di quelli che dovevano essere, si configura al massimo l’appropriazione indebita. Una matassa da districare in punta di diritto. Per cercare di venirne a capo, il giudice Michele Vitale ha convocato in aula l’amministratore straordinario della Nes, Sante Casonato, che venerdì prossimo dovrà sedersi sul banco dei testimoni. Luigi Compiano è accusato di non aver versato Iva e contributi per circa 14 milioni di euro. All’apertura del processo è stata avanzata la richiesta della Procura, che ha chiesto in via preventiva la confisca dei mezzi ragionando per equivalente: lo Stato venderà le auto all’asta e il ricavato servirà per rifondere le proprie casse di tutte le tasse non versate. Di tutt'altro parere era (ovviamente) l’amministrazione straordinaria guidata da Sante Casonato che, con il ricavato di quella maxi vendita, avrebbe voluto pagare i creditori. Spettava al giudice Vitale l’ultima parola, e ha deciso che il ricavato della vendita delle auto debba essere utilizzato per tappare il “buco” nei confronti dell’erario. Ora l’eccezione sollevata rischia di rompere le proverbiali uova nel paniere. L’asta sarebbe l’occasione per incassare una somma davvero consistente: milioni di euro, visto che il parco auto sfiorerebbe le quattrocento unità, con pezzi da collezione.

Ci sono anche quattro Jaguar E-Type (come quella resa immortale da Diabolik) acquistate da Luigi Compiano dal batterista dei Pink Floyd, Nick Mason. Ma ce n’è davvero per tutti i gusti: anche un’Alfa Romeo 6C del 1938 (uno dei pezzi forse più pregiati, il prezzo potrebbe arrivare anche sopra i due milioni di euro). E ancora: una Ferrari 275 GTB Granturismo berlinetta (valore stimato attorno ai 300 mila euro). E poi: una Lancia Mille Miglia del 1937 (si potrebbe arrivare a un milione di euro), un’Alfa Romeo Sprint Veloce del 1953, una Ferrari Dino

Gt Sport, una Maserati Sebring verde metallizzato chiaro, una Maserati quattro porte degli anni ’60 bianca, una Jaguar D, una Lancia Aurelia B20. In tutto quasi quattrocento pezzi, la maggior parte dei quali rarissimi, per un valore che potrebbe aggirarsi anche attorno ai 30 milioni di euro.

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