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Il bidello è ammalato? Non si entra in classe

Succede a San Pelajo, ma anche in tutte le altre sedi dove il personale è all’osso. Protestano genitori e sindacati. Il provveditore: «Mi auguro si rinforzi l’organico»

TREVISO. In auto con mamma o papà quando il cancello della scuola tarda ad aprire, perché può capitare che pure il bidello, come tutti, una mattina possa ammalarsi e non presentarsi al lavoro. Ai tempi della “Buona scuola” sembra possa davvero bastare una banale influenza per lasciare alunni e insegnanti di un’intera scuola fuori in strada. Aspettando che l’istituto scolastico si attivi alla ricerca del sostituto del bidello, ormai in molte scuole in servizio da solo.

Così a fare i conti martedì mattina con l’assenza per malattia dell’unico collaboratore scolastico atteso a quell’ora in servizio è toccato a genitori ed alunni di una piccola scuola primaria in città, la Bindoni di San Pelajo. Tutti fuori quaranta minuti, al gelo, nell’attesa che la scuola aprisse i cancelli grazie a un sostituto: «I bambini sarebbero dovuti entrare alle 7.55. E invece abbiamo dovuto aspettare fino alle 8.35 perché non c’era nessuno che potesse aprire la porta della scuola», racconta F.B. una mamma di un alunno del plesso. «Faceva molto freddo. Tra genitori ci siamo dovuti organizzare. C’è chi è rimasto ad aspettare tenendo i figli in auto. E chi li ha riportati a casa. Altri costretti a correre al lavoro li hanno affidati ad altri genitori. E altri ancora hanno aspettato davanti ai cancelli insieme alle maestre. E questa è la seconda volta che succede dall’inizio dell’anno scolastico». Dunque se per un giorno a scuola a rispondere “assente” è l’unico bidello in servizio, questo è l’epilogo.

Ma, al di là della vicenda andata in scena alla Bindoni, a venire a galla di giorno in giorno sembrano essere gli “acciacchi” con i quali le scuole sono ormai costrette a fare i conti, a suon di tagli al personale ata. A lanciare l’allarme sono i sindacati: «Avevamo previsto potessero succedere situazioni come questa», incalza Teresa Merotto di Cisl scuola, «i collaboratori scolastici addirittura non possono più essere sostituiti per i primi sette giorni di assenza. Ormai ci sono risorse ridotte all’osso. Con il rischio di creare problemi alla vigilanza e alla sicurezza degli alunni». E con il rischio, effrettivo, che basti una banale influenza per lasciare decine – se non centinaia – di alunni in strada.

A gettare acqua sul fuoco della vicenda è la preside della Bindoni, Milena Valbonesi, che taglia corto: «Bisogna almeno lasciare il tempo di poter andare a prendere le chiavi»....

Intanto si tirano pure le somme dei tagli al personale ata (bidelli, impiegati, collaboratori scolastici) nelle scuole della Marca. A cominciare dalle sforbiciate iniziate ai tempi della riforma Gelmini: «La legge 133 del 2008 ha tagliato oltre 400 collaboratori scolastici nei quasi 370 plessi in provincia di Treviso», spiega Salvatore Auci dello Snals, «la contropartita è che ormai nelle scuole è rimasto soltanto un bidello in servizio per turno».

Sulla vicenda dell’emergenza, che in tutte le scuole della Marca sta venendo a galla, interviene anche il direttore dell’Ufficio scolastico territoriale di Treviso, Barbara Sardella: «La legge 107 non ha previsto nulla per implementare le risorse dei collaboratori scolastici e il ministero ne è al corrente. Non ho la sfera di cristallo, ma mi auguro che possa provvedere presto come è stato fatto per i docenti».

E dopo il danno dei collaboratori scolastici ridotti all’osso entra in gioco pure la beffa dei docenti obbligati a non lasciare la sede di lavoro, una volta arrivati a scuola, qualora fosse necessario. Certo per garantire il servizio di sorveglianza degli alunni,

ma anche per la completa mancanza di assicurazione dei docenti stessi durante gli spostamenti in orario di servizio.

Quanto basta per frenare pure il buon senso di salire in auto e andare, se necessario, a recuperare le chiavi della scuola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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