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Treviso

Ecco il nuovo museo Bailo, lo scrigno di Borgo Cavour

Riapre dopo 10 anni di chiusura e un cantiere infinito da 5 milioni
Oggi la visita della giunta. Conserva i tesori di Martini e Rossi

TREVISO. È il primo «grande giorno» del museo Bailo. In attesa dell’inaugurazione ufficiale a fine ottobre - l’ultimo weekend - oggi l’assessore alla cultura Luciano Franchin (Impegno Civile), con il direttore dei musei Emilio Lippi, sveleranno il museo alla giunta. La commissione lavori pubblici era già stata in visita al museo, ma allora era ancora in corso il cantiere.

Ora, invece, si sta completando la collocazione delle opere e l’allestimento delle sale, e sindaco Manildo & Co. prenderanno visione del gioiello su cui è imperniato il grande autunno della cultura a Treviso. Certo, in calendario c’è anche la mostra di Escher a Santa Caterina: ma il «Bailo», chiuso da oltre 10 anni, è la vera star della nuova stagione, anche per la curiosità creata da un restauro «metropolitano», a cominciare dalla facciata che illumina oggi l’isolato. E se nessuno dimentica l’imminente rinascita della strepitosa collezione Salce fra chiesa di San Gaetano e l’ex chiesa di Santa Margherita, è indubbio che la riapertura del museo civico di borgo Cavour offra alla città la possibilità di dotarsi di un museo nel museo - la collezione di opere di Martini - e ancora, il tributo a Gino Rossi. E questo solo per restare ai due grandi del Novecento.

Fra chi è andato a vederlo in anteprima, l’ex assessore Vittorio Zanini, che aveva lanciato il restauro dopo aver ottenuto il finanziamento Ue. «È un mare di luce, a me è venuto da pensare a un tempio greco bianchissimo, e le sale all’interno sono valorizzate in un continuum», dice l’ex assessore Vittorio Zanini, «il gioco delle aperture nei diversi spazi del complesso apre squarci bellissimi sulla città circostante, a cominciare dalla chiesa di Sant’Agnese. C’è uno scambio straordinario tra le volte antiche dei due conventi, e la città, la quotidianità della città. Mi sento ancora oggi di ringraziare i dirigenti Lippi, Paris e i tecnici dei lavori pubblici».

Il restauro del museo cittadino venne promosso nel 2010, ed è costato circa 5 milioni. Di questi, due terzi sono stati finanziati dalla Ue, con circa 3,3 milioni. Il bando fu varato in seguito, e la gara venne vinta dallo stadio Rapposelli di Padova con l’architetto viennese Taser, uno delle archistar mondiali.

Il Bailo è destinato a diventare la culla dell’arte moderna (Otto e Novecento) e di fatto il museo Martini. Treviso, con le 130 opere in suo possesso, avrà finalmente la sede dove onorare uno dei suoi figli più grandi. Il museo avrà la più grande collezione dello scultore, il più grande del Novecento Italiano, ma uno dei pochissimi, in Italia, ad aver pagato la resa dei conti post-fascista, al punto da perdere la cattedra.

Fra i suoi capolavori al Bailo, la statua di «Adamo ed Eva» collocata al centro del primo chiostro e visibile anche da borgo Cavour, ha un valore doppio, e intrinsecamente legato alla città. Fu comprata fra 1990 e 1991, con una sottoscrizione pubblica, varata dalla giunta di Vittorino Pavan e dagli assessori Giampaolo Miotto (in quella giunta c’era Vittorio Zanini, corsi e ricorsi). E in quell’occasione Treviso scattò di slancio, in una tensione di cultura e senso civico, arte e tributo a uno dei suoi più grandi figli.

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