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VITTORIO VENETO

Profughi allontanati dal Ceis di Vittorio Veneto, il Tar li reintegra

Avevano bloccato l’Alemagna, dal questore l’ordine di lasciare la città. Ma il tribunale dice “no” 

VITTORIO VENETO. I quattro profughi del Ceis di Vittorio Veneto, protagonisti dell’occupazione della statale Alemagna nel febbraio scorso, sono rientrati nel diritto all’accoglienza. Lo avevano perso, quel diritto, essendo stati riconosciuti (almeno 3) come responsabili del sit in sulla statale Alemagna. Una protesta, con disagi da parte degli automobilisti, che aveva fatto insorgere la Lega Nord, Forza Nuova e Casa Pound, e che aveva indotto anche l’amministrazione comunale di centrosinistra, guidata dal sindaco Roberto Tonon, a sollecitare l’allontanamento dei responsabili dalla città.

Per decisione del Tar del Veneto, al quale l’associazione "Razzismo stop" aveva presentato ricorso contro il provvedimento notificato il 23 giugno scorso, i quattro immigrati possono, invece, continuare a ricevere l’ospitalità della Prefettura presso il Ceis, quindi l’alloggio, il vitto e anche la “paghetta” di 2,5 euro al giorno. Con l’ordinanza del questore, ricevuta nel mese scorso, i giovani avrebbero conservato il solo diritto a richiedere l’asilo politico, non quello all’assistenza. Prelevati dai carabinieri venivano lasciati in libertà, dovevano dunque provvedere al loro mantenimento; pare, tra l’altro che uno dei quattro risultasse estraneo all’organizzazione della protesta. Sta di fatto che, contro il provvedimento, "Razzismo stop" di Treviso ha fatto subito ricorso al tribunale amministrativo regionale, avvalendosi della collaborazione dell’avvocato Giuseppe Romano. Ricorso dettato dalla mancanza di presupposti giuridici, ad avviso dei volontari (fra loro anche quelli del “Gallo Rosso” di Fregona), perché la protezione s’interrompe – così prevede la norma – soltanto nel caso di manifestazioni violente, ripetute e tali da provocare danno. Niente di tutto questo sarebbe avvenuto quel giorno. Di qui la decisione del Tar di annullare l’ordinanza di allontanamento dal Ceis e da Vittorio Veneto. Ieri sera, a Vittorio Veneto, si è tenuto un incontro della "Rete di cittadinanza attiva", con la partecipazione dei rappresentanti di numerose associazioni, e la risposta del Tar è stata saluta con viva soddisfazione. «Si tratta di un importante riconoscimento della nostra battaglia per i diritti civili», ha commentato Vera Salton, coordinatrice della Rete, «che ci dà coraggio a perseguire ulteriori iniziative di cittadinanza».

E, a questo riguardo, è atteso con ansia in città, da parte del mondo del volontariato, l’esito positivo della procedura per il riconoscimento della residenza, presso il Ceis, di 3 profughi. L’iter è alla conclusione e la verifica da parte della polizia municipale che i giovani richiedenti risiedano, di fatto e da tempo a Serravalle, da don Gigetto De Bortoli, il fondatore del Ceis, è stato interpretato dai volontari della Rete come ormai prossima la concessione della residenza. Se accadrà, analogo percorso sarà intrapreso da numerosi altri profughi. Il certificato dà diritto, ad esempio, ad entrare nelle liste di collocamento. Un’ipotesi che ha fatto tremare, fra l’altro, il mondo sindacale vittoriese, in testa Loris Dottor della Cgil. «Non so proprio quale sarà la reazione dei lavoratori italiani che iscritti, magari da tempo,

alle liste di collocamento, non riescono comunque a trovare un impiego». Per quanto riguarda, invece, l’altro aspetto, quello delle prestazioni gratuite in attività socialmente utili, la convenzione tra il comune e le associazioni di volontariato sarà sottoscritta dopo la pausa ferragostana.

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