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Opera Pj, ricorso contro l’assoluzione

Le Procure chiedono l’appello per la dirigente Elda Masi, accusata di maltrattamenti su minori

Assolta perché i testimoni delle presunte violenze all’interno dell’Opera Pj sono stati giudicati «non attendibili». Ma due Procure (quella di Treviso e quella generale di Venezia) non ci stanno, e presentano ricorso in appello. Elda Masi, dirigente della struttura di via Zermanese che ospita bimbi e ragazzi provenienti da contesti familiari disagiati, rischia così di tornare a processo dopo l’assoluzione in primo grado.

Abuso dei mezzi di correzione e maltrattamenti. Con queste pesantissime accuse, la dirigente della struttura era finita a processo. Le sentenza di assoluzione è arrivata a gennaio di quest’anno: «il fatto non sussiste». Un’assoluzione piena, che non lascia ombre sulla sua attività di educatrice. Ma le due Procure direttamente interessate vogliono andare a fondo: lette le motivazioni della sentenza, che ipotizzano la non attendibilità di alcuni dei testimoni sentiti nel corso del dibattimento, hanno deciso di presentare ricorso in appello. È raro che si muovano entrambe, e così all’unisono.

La sentenza di assoluzione aveva lasciato a bocca aperta anche le parti civili, ovvero le - presunte - vittime delle violenze contestate alla Masi. A fronte di una richiesta di condanna a quattro anni di reclusione da parte del pubblico ministero Barbara Sabattini, titolare del fascicolo di indagine, per Elda Masi era arrivata l’assoluzione.

«La fine di un incubo», l’aveva definita la donna: lei non ha mai voluto alcun rito alternativo per ottenere sconti di pena in caso di condanna. Ha scelto (assistita dagli avvocati Fabio Pavone e Manuela Turcato, entrambi del foro di Treviso) di affrontare il processo per dimostrare la sua innocenza: «Dopo quattro anni e mezzo di sofferenze finalmente giustizia è stata fatta e io posso guardare avanti», ha affermato subito dopo la lettura della sentenza, pronunciata dal giudice Marco Biagetti. «Non ho mai picchiato nessuno. Ho sempre avuto a cuore i miei ragazzi e cercato di fare i loro interessi», aveva detto in aula, quando è stata sentita.

Le accuse mosse dalla Procura nei suoi confronti erano pesantissime: Elda Masi avrebbe regolarmente insultato i ragazzi chiamandoli «avanzo di galera», «puttanella», «frocio» o «handicappato». Venivano contestate anche alcune punizioni, come quella di far stare un bimbo in piedi su una gamba sola per quasi un’ora. Poi i calci e i pugni ad alcuni ragazzini, che avevano fatto mutare il capo di imputazione da abuso dei mezzi di correzione a maltrattamenti. Molti minori, di età compresa

tra i 6 e i 15 anni, avevano confermato la ricostruzione fatta nella denuncia che ha messo in moto l’inchiesta. Per il giudice, però, troppe di quelle parole d’accusa erano «inattendibili». Per chi ha condotto le indagini, invece, tutt’altro. E la battaglia legale riparte.

Fabio Poloni

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