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Pieve, il Comune censisce tutti i cittadini musulmani

Quanti sono, chi sono e dove si ritrovano per le attività culturali e di preghiera L’assessore Menegon: «Li incontrerò tutti, parleremo di spazi e di eventi»

PIEVE DI SOLIGO. Via al “censimento” dei musulmani di Pieve di Soligo: quanti sono, chi sono, e dove pregano?

L’amministrazione comunale prova a mettere ordine nella galassia delle associazioni culturali islamiche. Nessun timore per attività eversive legate alla “Guerra Santa” o all’Isis, come avvenuto per alcuni paesi del Coneglianese (gli inquirenti nelle scorse settimane hanno parlato di “quadrilatero di reclutamento” tra Conegliano, San Fior, Orsago e Vittorio Veneto). Solo la voglia di conoscersi un po’ meglio, e prevenire eventuali problemi con la popolazione locale.

«Abbiamo iniziato un percorso che finora era mancato – spiega l’assessore Roberto Menegon, che in questi giorni sta contattando le varie associazioni – e speriamo di poter organizzare un evento tutti insieme l’anno prossimo». Tutto parte dai centri di preghiera: chiamarli “moschee” sarebbe esagerato, si tratta però di stanze private di grandi dimensioni, all’interno delle quali centinaia di musulmani si ritrovano per pregare, almeno una volta a settimana.

A Pieve sono due: una in via Schiratti, a due passi dal centro, l’altra in via Fontana a Solighetto. La prima sarebbe frequentata soprattutto da musulmani bengalesi, nazionalità che ha a Pieve la comunità più numerosa della Marca, con circa 700 persone. La seconda, invece, dai musulmani di altre nazioni, e di fatto, con la denominazione “Associazione Culturale Asiatica”, è l’unico gruppo religioso ufficialmente riconosciuto finora. «Ho avuto qualche difficoltà a reperire tutti gli indirizzi, e le persone di riferimento – racconta Menegon – e ci è voluta qualche settimana per il “censimento” di tutte le associazioni culturali.

Ho capito che tra i musulmani di Pieve ci sono varie nazionalità, e due correnti abbastanza diverse tra loro». Ora che a ogni associazione corrispondono un nome, un indirizzo e un numero di telefono, il Comune incontrerà uno ad uno i singoli gruppi: «Ci ritroveremo nei prossimi giorni, per mettere sul tavolo alcuni progetti».

Si parlerà di spazi (non dovrebbero arrivare in municipio richieste di nuovi locali), e di eventi che coinvolgano sia la popolazione locale che gli immigrati. Il modello da imitare è quello della comunità bengalese (a sua volta

divisa tra varie associazioni: “Tangail Treviso” e “Associazione Culturale del Bangladesh”), a detta dell’amministrazione perfettamente integrata. Ma con l’elenco delle varie associazioni sarà più facile anche controllare gli iscritti, e collaborare per tenere lontane eventuali teste calde.

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