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caso restera

Restera, ammanchi per 300 mila euro
Tremano decine di famiglie

Solo in via Ronchese, in 5 stabili, passivi per 100 mila euro. Centinaia di inquilini in ansia San Zeno e Chiesa Votiva, si apre il fronte degli stabili privati: imprese e fornitori non pagati

È una voragine che si allarga ogni giorno, quella dei conti dei condomini gestiti dalle amministrazioni «Restera». Il fronte degli stabili Ater e gestiti dall’Ater per conto del Comune si allarga, e solo in via Ronchese i primi accertamenti parlano di un «buco» complessivo di 100 mila euro, per i 5 condomini della via amministrati da Roberto Artuso e dalla consorte, Cristina Caodaglio. E a tremare ci sono altre centinaia di inquilini in città: quelli che abitano in altri 20 condomini in diversi quartieri, sempre gestiti, o amministrati fino a pochissimo tempo fa, dalla società di Artuso, che ha sede in vicolo IV Novembre a Fiera, a pochi passi dal Sile. Da San Liberale a Sant’Antonino, da San Zeno a Santa Maria del Sile, la paura corre sul filo di bollette e ricevute, fatture e missive: in decine e decine di abitazioni, nei diversi punti delle città, si è in ansia e si spulciano febbrilmente conti e bollette, ricevute e rendiconti contabili che la società Restera ha inviato agli inquilini.

Ma intanto, a 3 giorni dal primo «buco» emerso in via Ronchese si apre un altro filone: quello dei condomini «privati», che non hanno nessuna connessione con l’Ater.

In zona chiesa Votiva, ad esempio, gli inquilini dello stabile di via Ospedale 7/C hanno scoperto che ci sono 45 mila, forse 50 mila euro di fatture e bollette non pagate. «E i conti non sono ancora terminati» dice un inquilino, «temiamo di scoprire altre fatture non saldate».

Non un caso isolato, perché moltissimi condomini sin qui gestiti dalla «Restera» hanno cambiato o stanno cambiando amministratore. È verosimile che da qui alle prossime settimane possano emergere altre incongruenze oppure altri ammanchi.

E un altro allarme «rosso» risuona a San Zeno, al condominio «Campovecchio» di via Polacco 13. «Lì vive mia madre, che è molto anziana», racconta Pierantonio Longo, «un anno e mezzo fa l’amministratore ha spinto per lavori di ridipintura e di ristrutturazione di alcune parti, per un importo totale di quasi 100 mila euro. Bene, pochi mesi fa è arrivata una lettera dall’impresa, che lamenta come quasi la metà dell’importo, 45 mila euro, non sia stata pagata. Non solo: sarebbero emerse, già nei primi giorni di lavoro del nuovo amministratore, altre utenze non pagate. Si parla già di 60 mila euro che mancano all’appello. Ma mia madre e gli altri inquilini hanno versato regolarmente gli importi. Ho qui le ricevute che fanno fede; non possono essere discusse. Mi chiedo: ma com’è possibile che questa società di amministrazione abbia potuto continuare a operare in questi anni, dopo che erano emersi? Possibile che nessuno, in questi anni, non abbia lanciato l’allarme?»

Sono le domande che adesso si rincorrono negli stabili gestiti sino a pochi mesi fa. Si parla di denunce in arrivo, e c’è chi si sta rivolgendo agli avvocati per avere lumi sulle possibilità di agire davanti alla giustizia. Ma c’è già chi frena, fra i potenziali beffati: «Ma come possiamo agire, se poi non c’è alcua sicurezza di riavere i soldi mancanti?», sbotta un anziano signore. «Dovremmo pure accollarci le spese legali e moltissimi come me sono pensionati che non hanno certo grandissime disponibilità».

Molti temono che oltre al danno ci sia anche la beffa: dover presto saldare i crediti avanzati da fornitori, artigiani e ditte. C’è chi si ritrova conti potenziali da duemila o tremila euro, ma anche chi potrebbe fare i conti con saldi da versare che

oscillano dai cinque ai diecimila euro, per saldare i creditori e le società erogatrici di servizi. Come dire spese condominiali extra. «Non dormo più da settimane«, rivela una signora disperata, «come farò a pagare?» In più di qualche casa non sono giorni sereni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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