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Grazie al digitale la storia della Marca sbarca nel futuro

Sedicimila file tra foto e documenti del Foto archivio storico trevigiano inseriti nel nuovo catalogo digitalizzato

Ne hanno usufruito persino i carabinieri per indagini legate al recupero delle opere d’arte. Per studenti e ricercatori universitari rappresentano una fonte preziosa. E per i mezzi d’informazione un supporto efficace. Cinquecento immagini appartengono all’archivio privato del generale Pietro Badoglio. Il Fondo Fini, come il Bertolini-Fratelli Sala, contiene le foto più antiche di Treviso. Lo Gnocato, rinvenuto in un pollaio, immortala le principali località trivenete fra Anni Cinquanta e Settanta. Il Fondo Secoli annovera testimonianze delle operazioni della Marina militare italiana in Cina negli anni 1929-31. Di grande consistenza il Mazzotti, mentre merita un attento esame il materiale riguardante l’emigrazione e l’archeologia industriale. La storia di Treviso e non solo sbarca nel futuro e diventa 2.0: 16mila file tra foto e documenti del Fast, il Foto archivio storico trevigiano istituito dalla Provincia nel 1989, sono stati inseriti nel nuovo catalogo digitalizzato, messo a disposizione di studiosi e appassionati attraverso il sito http://fastarchivio.provincia.treviso.it. Una felice conquista per le nozze d’argento dell’archivio di Sant’Artemio, ma il cammino è ancora lungo: il Fast annovera 500mila fotografie. Un lavoro immane, che ha goduto del supporto del Credito Cooperativo Banca Prealpi ed è stato reso possibile dalla pazienza certosina di sette lavoratori socialmente utili. I fondi disponibili sono 35 e il valore economico dei documenti archiviati ammonta a 2 milioni 750mila euro. Le foto scansionate toccano invece quota 25mila. Accedendo al catalogo, si può effettuare una ricerca per nomi e temi: la foto prescelta può essere inserita nel “carrello” e acquistata in alta risoluzione con tempistica celere (due-tre giorni). Per alcune categorie, in primis studenti e ricercatori, non è previsto il pagamento. L’immenso patrimonio è stato trasferito on line mediante il software “Ajaris FullWeb”, appartenente alla francese Orkis e già utilizzato dall’Accademia di Brera e dal Politecnico di Torino. Ma il battesimo del catalogo digitale apre la strada ad altre sfide. Come l’operazione salvataggio della Fondazione Mazzotti, rilanciata ieri dal presidente

Leonardo Muraro: oltre alla Provincia, sono soci Camera di Commercio ed eredi dello scrittore. L’idea è collocare la Fondazione al Sant’Artemio, dando vita così a un unico grande archivio: potrebbe confluire nel Fast, ma nomi e modalità sarebbero aspetti secondari.

Mattia Toffoletto

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