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Disastro al Molinetto della Croda di Refrontolo
Torrente travolge la festa, 4 morti e 8 feriti

L'ondata di fango e acqua forse è stata causata dall'ostruzione per alcune rotoballe

di fieno finite nel torrente. Il presidente del Veneto Zaia decreta lo stato d'emergenza e annuncia una giornata di lutto La diretta

TREVISO. La Procura della Repubblica di Treviso indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ambientale sul disastro di Refrontolo, nel quale si contano 4 morti e 8 feriti. Il documento non vedrebbe al momento alcun iscritto sul registro degli indagati ma è certo che gli inquirenti stiano per dare il via ad accertamenti tecnici sia per quanto riguarda la manutenzione del fiume sia per quanto riguarda la coltivazione dei vigneti del Prosecco.  Sul luogo della tragedia, sin dalla notte tra sabato e domenica, era arrivata anche il sostituto procuratore Laura Reale. Nessuna dichiarazione. Saranno ascoltati gli amministratori della Pro loco e gli amministratori comunali.

Si svolgeranno giovedì prossimo, 7 agosto, alle 15, i funerali in forma congiunta delle quattro persone uccise l'altra notte dal terribile nubifragio abbattutosi su una festa paesana nella zona del Molinetto della Croda, a Refrontolo. Lo ha comunicato oggi il sindaco, Loredana Collodel. Le esequie saranno celebrate a Pieve di Soligo (Treviso).

Una pioggia eccezionale, caduta in una manciata di minuti, costretta dentro il greto di un torrente dallo spazio troppo stretto, con un salto d’acqua che ha fatto da moltiplicatore di potenza. La trappola d’acqua del Molinetto della Croda non ha lasciato scampo: quattro le vittime, cinque i feriti e una coda di polemiche appena iniziata.

Nel video di Michele Ceschin il momento in cui il fiume di acqua e fango invade il capannone investendo le persone che cercano di salvarsi anche aggrappandosi a una trave del soffitto:

Ecco cosa hanno visto i primi soccorritori accorsi sul luogo dell'esondazione:

Ma non c’è solo la fatalità di una festa paesana in una situazione di rischio idrogeologico: tra le ragioni della tragedia vanno messi, con ragione e senza isterismi, l’impianto massiccio di vigneti al posto del bosco e la scarsa manutenzione dei corsi d’acqua minori.

Il giorno dopo a Refrontolo, nel cuore delle colline del prosecco dell’Alto Trevigiano, si cerca un perché che è a portata di naso: un nubifragio di proporzioni inaspettate ha travolto il fragile corso del Lierza, ostruito in più punti da frane e smottamenti, una passerella pedonale a pochi passi dal salto ha fatto da involontaria diga, complici anche alcune rotoballe di fieno finite sul greto.

La bomba d’acqua ha travolto tutto: prima una cinquantina di auto parcheggiate, pochi istanti dopo il tendone sotto il quale si stava svolgendo la festa con tutto l’insieme di panche, tavoli e attrezzature da cucina. Una scena apocalittica che i sopravvissuti raccontano con terrore, documentata da alcuni video girati con il telefonino. Una decina di persone rimaste sotto il tendone nell’estremo tentativo di ripararsi sono state spazzate via dalla furia dell’acqua e sono volate in acqua insieme ad automobili, tendaggi e attrezzature. Nel torrente Lierza sono finiti una grande massa di detriti insieme ai corpi aggrappati dei partecipanti alla «festa dei omi», che per la prima volta - e si presume ultima – si teneva nel suggestivo spazio del Molinetto della Croda.

Le quattro vittime sono state ripescate nella notte dagli uomini del Soccorso alpino: il gommista di 50 anni Luciano Stella, l’operaio 52enne Maurizio Lot, il falegname di 67 anni Giannino Breda, il 48enne impiegato Fabrizio Bortolin. Cinque i feriti, ricoverati negli ospedali di Conegliano e Treviso.

Il nubifragio si è abbattuto sulla vallata di Rolle intorno alle 22 di sabato. Secondo la Protezione civile, nella stessa notte si sono aperti 47 nuovi squarci: frane e smottamenti tra i Comuni di Cison di Valmarino e Refrontolo che hanno fatto scivolare a valle interi vigneti di prosecco. L’acqua ha riempito il catino cercando di trovare spazio nell’alveo tortuoso del Lierza, ma i numerosi alberi caduti sul torrente, i ponticelli ostruiti, la curva secca e la passerella pedonale poco a monte del Molinetto della Croda per attraversare il corso d’acqua hanno fatto da barriera naturale: provocando un effetto che molti hanno definitoda «piccolo Vajont». La valanga d’acqua ha spazzato via tutto ciò che ha trovato a valle: a cominciare dalla sfortunata festa paesana.

Complicate le operazioni di soccorso: causa le condizioni meteo, la difficoltà di collegamento e l’oscurità. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri, soccorso alpino, protezione civile provinciale, regionale e alpini. Nella notte il sostituto procuratore di turno ha compiuto un sopralluogo, riservandosi di aprire un’inchiesta per disastro colposo sin dalle prossime ore.

All’alba è arrivato anche il governatore Luca Zaia: «Chiederemo subito lo stato di calamità per tutta la zona colpita. La conformazione geologica del torrente è a forra, con grandi invasi e cascate - ha spiegato Zaia - ed è percorsa da tantissima acqua. Dov'è avvenuto il fatto non stava piovendo, e in pochi istanti è arrivata l'onda d'urto dell'enorme massa d'acqua che avrebbe scavalcato o frantumato un muro dovuto ad una probabile frana o ristagno a monte».

La direttaTutti i video della tragedia

Dal governo una dichiarazione d’impegno: «Quanto accaduto stanotte nel Trevigiano – spiega Erasmo D'Angelis, capo di «#Italiasicura», la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico - conferma l'urgenza di manutenzioni, di messa in sicurezza dei versanti franosi, di argini fluviali, di creare casse di espansione per ridurre il rischio alluvioni in tante aree del paese. Con lo sblocca dissesto e opere idriche, mettiamo entro il 2014 circa 1,1 miliardi di euro per opere urgenti». Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio della Camera, aggiunge: «Una politica utile e lungimirante deve dare priorità alla riduzione dei gas a effetto serra e considerare la manutenzione del territorio la prima grande opera che serve all'Italia».

La tragedia del Molinetto della Croda è la più grave nel Veneto

tra le stragi d’acqua dall’alluvione del 1966: nel novembre 2010 il maltempo provocò tre vittime e nel luglio 2009 a Borca di Cadore le vittime furono due.

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