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bambina discriminata a scuola

Dislessia, altro caso: «Credevano che mia figlia fingesse»

CASTELFRANCO. Dislessia, purtroppo il caso di Paolo non è il solo che si è verificato nella Castellana. Dopo che la mamma ha raccontato alla Tribuna la sua storia e l’incapacità degli insegnanti sia...

CASTELFRANCO. Dislessia, purtroppo il caso di Paolo non è il solo che si è verificato nella Castellana. Dopo che la mamma ha raccontato alla Tribuna la sua storia e l’incapacità degli insegnanti sia alle elementari che alle medie di capire che la sua non era svogliatezza ma un preciso disturbo dell’apprendimento, certificato solo in prima superiore, altre persone hanno trovato il coraggio di reagire. Come la mamma di Francesca: anche per lei un nome di fantasia, anche lei “certificata” come gravemente dislessica solo quando ha concluso le medie: come Paolo. «Finalmente se ne parla di questo problema», dice, raccontando quello che definisce il suo calvario, simile a quello di Paolo, ma con aspetti decisamente più pesanti, «Francesca a scuola non era considerata una zuccona, ma una svogliata che faceva la furba, inventandosi l’incapacità di leggere, quindi di studiare, e di scrivere. Nonostante molte volte mi fossi permessa di ipotizzare agli insegnanti un problema di tipo cognitivo, la risposta era sempre no, anche da parte di chi si vantava di avere specializzazioni specifiche sulla psicologia infantile. Concluse le medie, mi sono decisa di andare a fondo: sono bastate due settimane perchè venisse fuori la verità». Oltre all’incapacità di capire un problema noto da tempo, la mamma di Francesca denuncia anche un atteggiamento decisamente fuori dai canoni da parte di alcuni insegnanti convinti che sua figlia fingesse: «Compiti strappati in faccia, continue umiliazioni in classe davanti a tutti, era diventata la vittima preferita dei bulli. Per recuperare la propria autostima ora va da uno psicoterapeuta, oltre che da un psicopedagogista che la sta aiutando a superare il suo problema. Perchè lei vuole studiare. Di fronte ai compiti in bianco, ai quattro in pagella ho sempre continuato a dire ai suoi insegnanti: sicuri che non ci sia un problema? Imperterriti mi rispondevano no, che era solo una furba. Non mi vergogno a dirlo: non avendo competenze in materia, ci ho pure creduto. Non mi toglierò mai dalla mente gli occhi di Francesca

colmi di lacrime quando mi arrabbiavo con lei perchè non capiva quello che studiava». Il fatto che nessuno degli insegnanti alle elementari e alle medie si sia accorto che Francesca era dislessica è costato molto a lei e alla sua famiglia. Anche in termini economici.

Davide Nordio

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