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Rocchetta: Io innocente e pacifista

Dopo gli incontri con Bottacine e Borghezio, davanti al giudice il fondatore della Liga, ex leghista, in carcere dopo il blitz contro i venetisti si difende

Gli amici si vedono nel momento del bisogno. «Non condivido nulla delle idee politiche di Franco Rocchetta ma lo conosco da vent’anni e mi dispiace che l’abbiano messo in galera: tutto si può dire di lui tranne che sia un pericoloso sovversivo. Per questo gli ho fatto visita. Come l’ho trovato? Sereno, di buon umore perfino». Parole del montiano Diego Bottacin, consigliere regionale di Scelta Civica, che a metà settimana  ha incontrato il fondatore della Liga Veneta nel carcere di Treviso.

«Sono entrato nel braccio riservato ai detenuti in attesa di giudizio ma Franco non era in cella, l’ho raggiunto in una saletta, stava parlando con un’educatrice». La stretta di mano, lo scambio di battute: «Sono tranquillo, ho letto le 250 pagine dell’ordinanza, forse ho commesso qualche ingenuità oppure chi ascoltava le registrazioni può aver frainteso, ma per il resto, le accuse di terrorismo... mi è venuto da ridere», fa sapere. Rocchetta, già sottosegretario agli Esteri e senatore, è un poliglotta: «Un po’ di slavo e di arabo lo conosco», le sue parole riferite da Bottacin «quindi riesco a parlare con alcuni compagni di cella, ma c’è anche un ungherese, se puoi, fammi avere un dizionario di ugro-finnico, vorrei capire bene

quello che mi dice».

E sabato è stata la volta dell'interrogatorio di garanzia in carcere. Due ore di coloquio circa durante le quali Rocchetta avrebbe la "sua innocenza" e il "suo pacifismo" Accando a lui il legale della difesa, l'avvocato padovano Fabio Pinelli

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