Menu

Addio a Bepi Vidor, l’Icaro di Tovena

Si è spento a 72 anni il costruttore di aerei ultraleggeri conosciuto in tutto il mondo: aveva inventato il kit di automontaggio

CISON DI VALMARINO. Ora, in cielo, ci resterà per sempre. L’ultimo volo, Giuseppe Vidor, lo ha spiccato domenica pomeriggio, liberandosi del male incurabile che da qualche mese lo tormentava. A 72 anni, si è spento per sempre l’artigiano degli aerei, l’uomo che – da autodidatta e dalla sua casa sulle colline di Tovena – progettava e realizzava per clienti di tutto il mondo velivoli ultraleggeri da due a quattro posti. Una passione nata per caso e diventata un lavoro. Vidor era ormai un punto di riferimento per l’aeronautica internazionale. Decine di telefonate, ieri, nella sua casa di via Nazionale, non solo per le condoglianze di rito, ma anche per chiedere: «Come faremo, ora che non c’è più?». Vidor lascia la moglie Vanda, che lo aiutava nello spedire i kit per il montaggio degli aerei, e i due figli Raffaella (45 anni) e Vanni (41). I funerali sono in programma oggi pomeriggio, alle 15.30, nella chiesa parrocchiale di Tovena. «Mi ripeteva sempre che nulla è impossibile» ricorda il figlio Vanni. Una filosofia di vita che avrebbe portato papà Giuseppe a realizzare l’impensabile. Dagli anni Ottanta a oggi, decine di aerei progettati, realizzati e provati personalmente. Con tanto di assistenza post-vendita. Ma per oltre quarant’anni, Vidor nella vita faceva tutt’altro: lavorava come capo-falegnameria, col legno ci sapeva sempre fare, ma immaginare di arrivare un giorno a ricavare dal nulla un aereo in grado di volare con quattro persone a bordo, era sempre stato solo un sogno. «Mi diceva che la passione gli era nata quand’era bambino, alla fine della Seconda Guerra Mondiale» ricorda ancora il figlio. «Vedeva passare sopra il paesino in cui era nato, Rolle, i B55 della Fiat, aerei addestratori monoposto. Fin da piccolo sognava di realizzarne uno uguale». Negli anni Ottanta la svolta: Vidor compra il disegno di un aereo francese, e lavorando solo con legno e tela, nel piccolo laboratorio chiuso tra le montagne di Tovena, lo costruisce. Ci sale, lo prova. E vola. Arriva il primo grande lavoro: nasce l’Asso VII, un aereo superveloce che ricorda il B55 ammirato da bambino. «Ma all’epoca la burocrazia era terribile, scelse di dedicarsi ad aerei più piccoli e leggeri» racconta Vanni «così avrebbe avuto meno problemi a spedirli. Mia mamma lo aiutava a preparare i kit di montaggio, è stata la sua spalla in questi anni. Le scuole venivano a osservarlo mentre lavorava, lo chiamavano “il Re del legno” perché anche prima di costruire aerei realizzava delle meraviglie con questo materiale. Col tempo la sua fama è diventata internazionale, ha preso il brevetto di pilota di secondo grado. Molti privati si compravano le sue opere, ora telefonano per avere assistenza e senza di lui sarà dura». Vanni ha scelto un’altra strada, rispetto a quella del padre: al posto degli aerei, si costruisce… le moto. Ma in Vallata, a Follina, c’è qualcuno che a Giuseppe si è ispirato, tanto da costruire a sua volta un ultraleggero. Si tratta dell’amico Franco Paladin: «Bepi l’ho conosciuto 18 anni fa, andai a trovarlo perché mi interessava quello che faceva. Era un uomo disponibile, ma molto preciso e pignolo nel suo lavoro. Mai accomodante. Andava a Belluno a provare i prototipi di persona, e la sua è una grossissima perdita per l’aeronautica. Sono aerei, i suoi, che funzionano bene, meglio di altri che costano cifre astronomiche. Perché Bepi, per quel lavoro, aveva un sesto senso, un occhio speciale. Non si può semplicemente sostituirlo». Fiore all’occhiello di Vidor, la serie degli Asso, circa 23 modelli di ultraleggeri a pistone, a elica o a turbina. All’inizio, Vidor usa solo legno e tela. Col tempo impara a utilizzare tutti i materiali più moderni, compresa la fibra di carbonio.

Qualcuno lo chiama il Pinin Farina degli aerei. E rosso come una Ferrari

è il suo aereo più di successo, Asso IV (soprannominato Whisky): un biciclo con carrello retrattile. I suoi mezzi, leggeri e accessibili a tutte le tasche, sconvolgono il mercato dell’aviazione. L’ultima opera è l’X-Ray: una macchina da gran turismo comoda e leggera.

Andrea De Polo

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro