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I «cavalieri» sfilano, ma dalla Finanza

Perquisita la sede trevigiana dei Betlemmiti gestita da Cecconato, al setaccio i registri delle nomine farsa

L’ultima cerimonia di investitura dei cavalieri di Santa Maria di Betlemme risale al novembre del 2011, a Quinto. È lì, davanti alla chiesa, che si sono appostati per le riprese gli uomini della Guardia di Finanza. Si sono finti turisti, hanno registrato volti e cerimoniale, poi hanno identificato uno a uno gli uomini dal mantello bianco ed hanno fatto scattare le convocazioni.

Le ultime sono state effettuate – pare – un mese fa circa, quando l’indagine effettuata dagli uomini del nucleo mobile era ormai arrivata a definire chiaramente tutte le anomalie del caso. I cavalieri, storici o appena nominati, hanno dovuto raccontare ai finanzieri tutta la loro vicenda: dall’avvicinamento all’ordine, all’investitura ufficiale, quella fatta all’interno delle chiese di Quinto, o Ormelle, o Breda di Piave dopo una cerimonia (una messa?) in latino.

Davanti agli investigatori sono sfilati una decina di mantelli bianchi. Quasi nessuno di questi immaginava di essere stato insignito di un cavalierato del tutto privo di valore e la maggior parte aveva pagato convinta di accreditare il proprio valore sociale con la nomina a betlemmita (nella maggior parte dei casi facilitata da un pagamento che a detta degli uomini della Fiamme gialle oscillava tra i 250 e i 400 euro).

Mantelli a parte, i cavalieri di Maria sono sfilati in caserma con la stessa regolarità con cui uscivano dalle chiese di Marca dopo le «cerimonie medievaleggianti» finite al centro dell’inchiesta della Finanza. E mentre gli investigatori raccoglievano le testimonianze, altri passavano al setaccio la sede trevigiana dell’ordine, quella gestita dal «Gran Cancelliere con il Collare» Paolo Cecconato, l’uomo che rappresenta di fatto da decine di anni il punto di riferimento di tutto l’ordine non riconosciuto da Stato e Chiesa (da almeno 60 anni).

Lì i militari hanno controllato la documentazione dell’«associazione» (così è stata ribattezzata quando Vaticano e Stato Italiano hanno abolito – nel 1951 – tutti gli ordini tranne i Cavalieri di Malta e quelli del Santo Sepolcro), sequestrando alcuni registri nominativi in cui Cecconato aveva annotato tutti i cavalieri storici, i neofiti e gli altri «alti gradi» dell’ordine diviso in «Cavaliere di Gran Collana»; «Cavaliere di Gran Croce»; «Comandor»; «Ufficiale»; «Cavalieri» semplici.

Gli atti dell’inchiesta che ha portato alla denuncia di Paolo Cecconato e del Gran Maestro pugliese considerato l’altro elemento di punta dell’ordine sono ora nelle mani dei legali incaricati di difendere la posizione dei due. Non ci sono state altre iscrizioni nel registro degli indagati ma tanto basta, già oggi, per scuotere l’intera città.

Pur celati nel segreto di un ordine quasi «massonico», i membri dell’ordine (illegittimo) erano infatti tutti ben radicati nel territorio, tanto da non avere alcun timore nel mostrarsi in pubblico con i paramenti e gli stemmi del loro cavalierato, né nell’organizzare

le cerimonie e le sfilate all’interno delle chiese, con il benestare dei parroci. Pare che la scelta di nuovi adepti venisse fatta, oltre che su richiesta diretta degli interessati, basandosi sulla notorietà delle persone. Un modo per allargare, nel tempo, le fila dei betlemmiti.

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