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Inchiesta a Treviso sulle finte tessere Pdl

In Procura le denunce di 40 cacciatori iscritti a loro insaputa. Ipotesi di reato: falso in scrittura privata

TREVISO. Dopo la Procura di Vicenza, anche quella di Treviso ha aperto un’inchiesta sulle false tessere del Pdl: quaranta false tessere, ora accompagnate da altrettante denunce, che hanno dato vita a una inchiesta destinata ad allargarsi a macchia d’olio: altri esposti, infatti, verranno a breve depositati sul tavolo del sostituto procuratore titolare del fascicolo Antonio De Lorenzi.

L’ipotesi di reato è di falso continuato in scrittura privata. L’inchiesta per ora è solo agli inizi: ancora non ci sono nomi sul registro degli indti, ma gli inquirenti hanno già agaacquisito le liste dalla sede centrale del partito del Popolo della Libertà, a Roma.

Il punto della questione è chiarire in che modo sia avvenuto il «falso tesseramento» e individuare chi materialmente ha apposto la firma per confermare l’adesione a insaputa dell’interessato, ossia dell’ignaro titolare della tessera. Un’indagine che si preannuncia molto complessa: gli inquirenti procederanno nelle indagini attraverso perizie calligrafiche sulle liste e sulle firme dei responsabili delle varie sezioni oltre ad un’attenta ricostruzione dei vari passaggi per il tesseramento, per capire in quali mani sia finita la documentazione.

La denuncia è stata presentata nei giorni scorsi da ben 40 cacciatori iscritti all’Associazione Cacciatori Veneti (Acv) della sezione di Crespano del Grappa. Tutti finiti, a loro insaputa, tra i sostenitori di Silvio Berlusconi e del suo partito. Peccato che ciò sia avvenuto, appunto, a loro insaputa. L’intera sezione di Crespano del Grappa dell’Acv si era ritrovata così iscritta nelle liste, a cominciare dal presidente Alfredo Protopapa. Tutti con tanto di nominativo e firma falsa. Fatti emersi subito dopo lo scoppio del caso di Vicenza e a ridosso del congresso trevigiano del Pdl dello scorso 11 febbraio: una «talpa» informò il nostro giornale del fatto che, anche in molte liste Pdl della Marca trevigiana, figurassero, come a Vicenza, cacciatori ignari di essere stati iscritti. E infatti al congresso provinciale il caso delle tessere fasulle tenne prepotentemente banco, tra scuse ufficiali dei coordinatori azzurri («Non ne sappiamo nulla – disse l’allora coordinatore Maurizio Castro – Chi ha sbagliato pagherà») e palese imbarazzo. Scoppiata la bomba, l’Acv si riunì pochi giorni dopo in assemblea per affrontare la questione. Il risultato? Una netta condanna e l’annuncio della battaglia legale. I cacciatori si organizzarono così per recuperare le 85 pagine della lista con gli iscritti trevigiani al Pdl alla sede centrale di Roma. Recuperato il documento in cui, nero su bianco, comparivano i nomi dei 40 cacciatori, i membri dell’Acv non hanno esitato a presentare denuncia in Procura. Per ora il pm De Lorenzi ha già provveduto ad acquisire i registri della sezione trevigiana

del Popolo della Libertà e ha avviato le indagini che dovranno individuare chi materialmente ha compiuto il reato di falso continuato in scrittura privata. Una situazione esplosiva, che i vertici del partito di Berlusconi, nelle ultime settimane, hanno fatto di tutto per smorzare. Invano.

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