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Il figlio di Del Monaco: perdono mia moglie, accuso mio fratello

Intervista choc di Del Monaco contro i familiari: «Forse Giancarlo e Donella speravano morissi. Ho perdonato mia moglie»

 

Per sé, per suo padre, e un po’ anche per quella donna che l’ha portato ad «un minuto e mezzo dalla morte». Claudio Del Monaco vuole dire la sua verità, contrapposta a quella che la sua famiglia ha raccontato mentre lui lottava tra la vita e la morte. Non vuole parlare di quanto accaduto nella residenza jesolana, il 28 dicembre, quando la moglie Daniela Werner l’ha accoltellato quasi uccidendolo (lei è in carcere, lui è guarito dopo aver visto la morte in faccia). Ma del resto.

«Hanno convocato una conferenza stampa per dire menzogne su di me e su chi mi è stato vicino. Forse pensavano che sarei morto» – sono le prime parole, pesanti come pietre, che scaglia sul rapporto con gli altri Del Monaco. Loro sono il fratello Giancarlo e la cugina Donella.

E’ stato dipinto come colui che scialacquava il patrimonio e che insultava il nome del padre…

«Menzogne. Nel ’92 ho fatto teatro in Serbia, poco dopo sono diventato direttore dell’Opera di Belgrado e Novi Sad, e sono stato nominato consigliere del Ministro della cultura. Nessuno straniero ha mai rivestito questi ruoli».

Perché è tornato in Italia allora?

«Per mia moglie, lei adorava questo Paese. Aveva del talento, è innegabile. Ci sono dei video che dimostrano quanto brava fosse. Ma molti contatti erano a Vienna. Allora inizialmente mi sono diviso tra la Serbia e l’Austria, poi abbiamo spostato la base in Italia».

E qui com’è andata?

«Ci siamo trovati di fronte alla morte del teatro, compagnie senza risorse, pochi spazi, un sistema fermo e senza prospettiva. A quel punto ho capito che era stato un errore, è vero. L’avevo ipotizzato anche prima di partire, ma ho ceduto».

I suoi familiari sostengono che sia stata Daniela a portarla sulla cattiva strada ..

«Lei non c’entra. Era una brava cantante, solo che in Italia ci sono state difficoltà. Solo da poco si era aperto lentamente qualche spiraglio».

E come vivevate in quel periodo?

«Ho venduto miei beni, ho ricevuto l’aiuto degli amici. In particolare di Odino Marcon (presidente dell’isituto lirico Del Monaco ndr) e di Gianni Mazzoleni, che mi sono sempre stati vicini. Anzi Odino ha contribuito a fare tornare la memoria ai trevigiani su mio padre. Ma i miei familiari erano sordi».

Suo fratello Giancarlo e sua cugina Donella sostengono però che sia Marcon lo «sciacallo» che sfrutterebbe il nome Del Monaco.

«Menzogne, sono loro ad aver mancato di rispetto a me e a lui. Hanno convocato una conferenza per parlare di me, mentre lottavo per salvarmi. Hanno solo detto falsità.

Per esempio?

«Che ho rovinato il nome di mio padre. O che la casa di Lancenigo è stata venduta per salvarmi. Invece l’ha venduta mia madre, dopo una riunione di famiglia, negli anni ‘80, perché senza papà non aveva senso tenere una casa che costava 100 milioni all’anno»

E perché l’avrebbero detto?

«In una famiglia di artisti c’è sempre rivalità. Ma devono capire che non c’è un altro Mario Del Monaco, e mai ci sarà. Non c’è un solo depositario dell’eredità artistica di mio padre. Hanno voluto ergersi a salvatori della sua fama, e scaricare su di me gli scheletri. Forse, ribadisco, pensavano che sarei morto».

Li ha incontrati uscito dall’ospedale?

«Li ho chiamati subito. Mi hanno detto che Giancarlo si è fatto prendere dalle domande e ha esagerato. Poteva fare a meno di parlare allora. Ora sto pensando di tornare in Serbia. Mia moglie? Io non infierisco. L’ho perdonata».

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