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Festa della Lega blindata dalla polizia, ma i big danno farfait

Si temono contestazioni: fino a domenica scatta la vigilanza 24 ore su 24. Il vicesindaco Giancarlo Gentilini accusa: «Bossi si cosparga il capo di cenere». Rc-auto, altre due lettere di insulti a Muraro

TREVISO. Festa della Lega blindata dalla polizia, a Fiera, per paura di contestazioni ai vertici del Carroccio anche da parte del popolo padano. E' allarme rosso soprattutto per sabato: se come da programma Bossi dovesse venire - ma pare ci abbia ripensato - potrebbe ripetersi quanto successo a Calalzo, con il senatùr preso di mira dai fischi dei militanti delusi dalla sua linea governativa. E Genty rilancia: «Non c'è più la Lega delle origini». E mentre a Muraro arrivano altre due lettere di ingiurie legate anche al salasso Rc-auto (le ha trovate nella posta di casa), un Carroccio in crisi di identità anche nella Marca è alle prese con una base che non si accontenta più dei proclami da comizio. Una base che pretende fatti, non promesse eterne. Come quella del federalismo.

Un clima surriscaldato. Insomma: alla festa della Lega iniziata ieri sera a Prato della Fiera - durerà fino a domenica - c'è il concreto rischio che esplodano contestazioni, sia da elementi estrani al partito, sia da militanti delusi. Per questo motivo, la polizia vigilerà ventiquattr'ore su ventiquattro sulla festa padana. Anche il raduno del Carroccio, quindi, diventa un obiettivo sensibile: il clima politico è avvelenato soprattutto da una Finanziaria tira e molla ma comunque all'insegna del «lacrime e sangue», tanto più che, alla fine, nonostante i proclami di Bossi, anche le pensioni sono state toccate. Colpa della pressione della banca centrale europea e della Germania? Vallo a dire ai militanti del Carroccio, che si fidavano del muro alzato dal senatùr contro la manovra di Tremonti. E così il consenso politico attorno a Berlusconi e ai suoi alleati è oggi ai minimi storici, tanto da rischiare di avere conseguenze anche nella Marca, uno dei fortini padani grazie alla presenza di Gobbo, sindaco di Treviso ma soprattutto segretario regionale del Carroccio, uomo fidatissimo di Bossi.

Non è quindi un caso se i big del Carroccio potrebbero dare tutti forfait: da Calderoli a Maroni fino allo stesso Bossi: gli organi di stampa della Lega dicono che è saltato il passaggio di Bossi a Treviso, pur annunciato per sabato sera a Prato della Fiera: dopo gli scricchiolii di Pontida, dove l'anima secessionista della Lega ha espresso il suo disappunto contro il sostegno a Berlusconi, e dopo i fischi a Bossi a Calalzo, settimane fa, il timore è che anche a Fiera il clima possa essere burrascoso. Con o senza i big padani in passerella. La polizia è quindi pronta: per evitare che le proteste sconfinino in una ribellione più o meno virulenta, la questura ha deciso un presidio «h24», ossia dal giorno alla notte, 24 ore su 24, sulla manifestazione. I tempi dei cori da stadio sono cambiati.

E lo sceriffo Gentilini commenta così: «Festa del Carroccio blindata per timori di contestazioni? Non credo succederà nulla - dice il vicesindaco Giancarlo Gentilini - Ma certo stiamo vivendo un momento particolare, e io da un po' dico che ci vuole una rivoluzione nel cuore della Lega. Dobbiamo riprendere la carica rivoluzionaria, la gente ci chiede di cambiare, a partire dall'alto». Bossi e Maroni si defilano? Lo sceriffo avverte: «Loro sono l'intellighenzia - dice Gentilini - ma proprio loro per primi devono mettersi la cenere in testa, come nel mercoledì di quaresima: la gente, e io la frequento per la strada e al mercato, vuole che torniamo quelli di una volta, combattenti, non i lacché
di qualcuno». Ogni riferimento ad Arcore è puramente voluto. Ieri sera intanto l'apertura della kermesse, che stavolta vedrà pure in passerella giovani trevigiane per le finali di Miss Padania. Le belle donne tirano su il morale, le costicine allietano il palato. Ma stavolta forse non basterà.

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