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«A Pontida per dire addio a Berlusconi»

La Lega della Marca invoca un segnale forte da parte di Bossi: «Il premier è cotto»

TREVISO. Nelle osterie del Trevigiano, quelle che conservano come reliquie i manifesti «Paroni a casa nostra» e la raccolta delle tessere della Liga veneta, il ritornello è uno solo: via Berlusconi. Il popolo della Lega si aspetta questo, domani mattina dal Senatur a Pontida. Ma Bossi deve trovare la quadra tra la spinta popolare e la sopravvivenza del governo. Un esercizio tutt'altro che facile.

«Mi aspetto un discorso forte - anticipa il trevigiano di Onigo Gino Mondin, l'albergatore di Calalzo che due volte l'anno ospita Bossi e Tremonti per la tradizionale ossada - un'uscita dirompente. Ormai il premier è cotto, più stiamo in questo governo e più perdiamo consenso. E' Berlusconi che se ne deve andare, il sostituito naturale è Giulio». Non meno tranciante è Pierantonio Fanton, segretario della sezione di Monigo e Santa Bona: «Il problema è Berlusconi, è inutile nasconderlo. Finora ha badato più a suoi interessi che non a quelli dell'Italia. Bossi ci ha abituato a molte sorprese, penso ci stupirà anche stavolta. Del resto, alla lunga, ha dimostrato di aver sempre avuto ragione.Insomma, da questo governo ci aspettavamo molto ma i risultati sono scarsini: il federalismo se va bene lo vedranno i miei nipoti...» conclude Fanton.

Roberto Loschi, presidente di Trevisomercati, è un altro leghista storico: «Siamo tutti in attesa di capire le direttive. Bisogna dare una accelerata sul federalismo e dare delle risposte concrete alla crisi. Tremonti apra la borsa e dia un po' di ossigeno ai sindaci. Altrimenti, tutti a casa».

Insomma, la misura sembra colma. A Pontida domani ci andranno tutti, dai big del partito ai segretari di sezione, per ascoltare un discorso destinato a segnare il futuro dell'allenza Lega-Pdl: «C'è un'esagerata aspettativa» ammette Bepi Covre a proposito dell'appuntamento nel pratone lombardo. «A governare si paga uno scotto pesante, di questi tempi. Ma qualcuno lo deve pur fare. Anche perchè non vedo in giro nessuno che abbia voglia di condurre la barca col mare in burrasca» aggiunge Covre.

Insomma, lo spazio di manovra è stretto, strettissimo: rompono gli indugi persino gli abitualmente prudenti come Leonardo Muraro: «E' il premier ad aver perso credibilità» commenta il presidente della Provincia invocando un cambio di leadership, magari con Roberto Maroni premier.

Luca Zaia tira il freno: «C'è qualcuno in giro che pensa che a governare si conquista consenso? Noi siamo andati al governo per fare le riforme. E quelle dobbiamo fare». Incuriosito è il segretario nazionale della Liga veneta Gian Paolo Gobbo: «Non so cosa dirà il capo, sono curioso anch'io di sentirlo. Noi abbiamo dei punti fermi: o si realizza ciò che era scritto nel programma oppure che senso ha restare?».

E Piergiorgio Stiffoni, senatore ben introdotto: «Bossi darà un forte messaggio sulla durata o meno del governo. Se Berlusconi non vuole cambiare registro, è un suicidio. Se non può è perchè qualche ministro non gli consente di farlo. Nell'uno e nell'altro caso, bisogna cambiare in fretta. Se il premier avesse dato ascolto alla Lega, dopo la rottura con Fini avrebbe chiamato le elezioni».

Cruda ma efficace la sintesi di Bepi Covre, l'eretico del Carroccio: «Berlusconi è ammalato di
mona, è evidente. Aveva ragione Veronica. Bossi deve solo decidere se il premier è guaribile - e allora vale la pena dargli un'altra possibilità - oppure no: e in questo caso prima stacca la spina è meglio è».

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