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Referendum, al voto 650 mila trevigiani / DATI

Una valanga di voti, e una valanga di sì. Ecco il responso del referendum nella Marca.

Ha votato oltre la metà dei 654.539 iscritti alle liste, precisamente il 58,8%. Più della media nazionale. I risultati? Inequivocabili, con il fronte del «sì» oltre quota 93% in tutte e quattro le consultazioni su privatizzazione dell'acqua, profitti sull'acqua, nucleare e legittimo impedimento.
Il comune che ha fatto registrate l'affluenza maggiore per tutte e quattro le consultazioni è stato Sernaglia della Battaglia, dove è andato alle urne oltre il 64% degli aventi diritto. Oltre il 63% anche Casale sul Sile, Casier, Monastier, Arcade, mentre Cimadolmo e San Polo di Piave si sono divisi gli ultimi due posti in classifica con percentuali di affluenza alle urne sotto il 48%.

Alla fine, in serata, la Marca ha fatto chiaramente capire di non volere ingerenza di società private nella gestione dell'acqua (94,49% i voti favorevoli all'abrogazione della legge, solo il 5,51% quelli contrari); di voler cancellare la norma che avrebbe dato ai privati la possibilità di stabilire una tariffa per il servizio idrico (95,1% i si, 4,8% i no); di non volere il ritorno del nucleare (93,3% i si; 6,6% i no); e voler abrogate la norma che avrebbe permesso al presidente del consiglio e ai ministri di non comparire nelle aule di giustizia nel caso fossero imputati in un processo (si a 93,4%).

La festa dei comitati e dei partiti promotori del «si» non ha atteso l'esito definitivo delle urne. Per stappare le bottiglie e srotolare le bandiere si è accontentata dei dati sull'affluenza e dei primi risultati dei seggi. E' stata una vittoria politica, ma anche un successo di popolo. Attorno ai comitati si sono strette infatti migliaia di persone contribuendo in primis alla promozione all'informazione.

Ha fatto quadrato tanta parte di quella cittadinanza attiva che riunisce volontariato, associazioni culturali, ecologiste e ricreative, che ha pochi soldi in cassa, tanta buona volontà e dimestichezza con i social-network.

«Stampavamo i volantini tramite internet _ racconta Monica Tiengo, responsabile del comitato «Acqua bene comune» _ affidandoci a una società tedesca. Ce li spediva a casse da 30.000, bastava annunciarne l'arrivo su facebook per distribuirli tutti nel giro di una giornata e doverne ordinare ancora». I soldi? «Donazioni e autofinanziamento _ spiega _ avremo venduto in un mese oltre 1.600 bandiere per il si al referendum».

Davanti ai dati pubblicati dal ministero dell'Interno l'entusiasmo è, ovviamente, alle stelle. «E' un risultato eccezionale _ dicono i sostenitori dell'acqua 100% pubblica _ abbiamo dato la caccia ad ogni singolo voto ma abbiano incontrato anche tanta gente disposta a fare di tutto per esprimere il proprio parere».

La valenza politica? «Sull'acqua sappiamo bene che il fronte era trasversale, c'eravamo noi, l'opposizione, ma anche tanta lega».

Più duro il tono dei sostenitori del «nucleare-no». «Tanti trevigiani e tanti italiani sono stati contretti a ribadire il voto espresso nel 1987 _ dice Stefano Dall'Agata, responsabile del comitato _ il governo forse puntava sulle nuove leve, ha perso. Ha vinto la voglia di energia pulita, alternativa, moderna. Hanno perso le lobby che pensavano di rilanciare il Paese con energie vecchie e già abbandonate». Innegabile l'effetto
Fukushima, «ma la battaglia per il no sarebbe stata aspra anche senza quella tragedia».

Legittimo impedimento? La posizione è netta: «La legge è uguale per tutti _ grida nella festa Nicola Atalmi _ qualcuno pensava il contrario, l'Italia l'ha messo all'angolo».

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