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Giorno della memoria, "Il nostro dolore perché non capiti più"

Cerimonia a Palazzo dei Trecento con la consegna della medaglia d'onore a trenta deportati. I loro racconti: "Chi non si alzava più veniva aggredito dai cani"

TREVISO. Per chi non riusciva più ad alzarsi, stravolto dal dolore e dalla stanchezza, la mattina c'era il morso alla gola dei cani delle SS. Per tutti gli altri lavoro, fame, sputi e dolore, fino alla morte. Sono sopravvissuti in pochi. Qualcuno oggi non c'è più, sopravvive nelle parole e nei ricordi dei figli. Gli altri, appoggiati a un bastone, vogliono raccontare «per non dimenicare - dicono - e per mettere fine all'istigazione dell'odio». A loro ieri le 30 medaglie d'onore della Memoria.

La cerimonia a Palazzo dei Trecento, sotto le bandiere a mezz'asta e con le alte cariche della Marca: dal prefetto Aldo Adinolfi al presidente della Provincia Leonardo Muraro, il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo e poi tante fasce tricolori per consegnare le onorificenze. Uno per uno, sono sfilati i reduci, soli o abbracciati alle mogli, oppure i figli. Trenta storie di sofferenza difficili da ripercorrere senza pianti e senza rivedere le raccapriccianti immagini di una violenza senza fine.

«Eravamo prigionieri - ha raccontato Zeno Burato - ma ci veniva negato ogni diritto umano, ogni rispetto. Ci hanno internato e trasformato in numeri». Il suo era 14938. Era rinchiuso nel campo 3a di Berlino. «Volete sapere perché noi internati parliamo poco di quello che abbiamo vissuto? - ha domandato a una platea gremita composta anche da tanti ragazzi - Perchè non è facile raccontare di bambini bruciati. Di donne ammazzate e tutto quello che ci è passato sotto gli occhi. La nostra giornata? Lavoro e umiliazione con l'incubo costante della morte. Nella gavetta solo brodo di rapa e sabbia e un pezzo di pane di segatura». Davanti a lui tanti occhi lucidi, anziani con impresse nel cuore e nella pelle le cifre di un dramma. «Chi non aveva la forza di sollevarsi dalla branda la mattina e andare all'adunata veniva attaccato dai cani. E se non reagiva lo trafiggevano con una baionetta». La libertà? Un sogno. Dignità? Nessuna. «E chi cercava di aiutare un compagno veniva punito. Gli caricavano sulle spalle un sacco di pietre e lo costringevano a camminare».

«Ho trascorso due anni nei campi di prigionia - ha raccontato Giulio Trevisi - mi hanno sbattuto da una parte all'altra. Ho seppellito tanti di quei ragazzi da non contarli più. Ma sono ancora qui». E con la voce anziana chiede ai tutti di non dimenticare. Ricordare.
Ad aprire la cerimonia le parole forti del sindaco Gian Paolo Gobbo: «Identità, storia e libertà di pensiero sono le tre cose che devono guidare la nostra vita contro l'appiattimento, il pensiero unico, l'omologazione e l'ipocrisia». Un appello alle nuove generazioni. «Ci volevano arruolare a forza nelle fila della Repubblica sociale italiana - ha ricordato Fernando Bellan - abbiamo detto no. Avevano perso tutto, ma non la forza di dire basta e opporsi alla violenza».

Tra le onorificenze anche quella allo zio del senatore Pierigiorgio Stiffoni. Suo zio è stato arrestato l'8 settembre del 1943. Lui non vuole parlare di armistizio, la medaglia d'oro di Pietro, fratello di suo papà, l'ha dedicata a «tutti i giovani che perdono la vita in guerra».

Le medaglie. Di seguito l'elenco delle medaglie d'onore consegnate dal prefetto con i sindaci dei comuni d'appartenenza: Pastro Carlo (Asolo); Ferrari Romolo (Borso del Grappa); Marcon Demorini (Carbonera); Angelo Barbazza e Anselmo Martini (Casale sul Sile); Giovanni Salvador (Castelfranco); Michele di Mita (Gaiarine); Sante Dal Pos e Angelo Donè (Mareno di Piave); Giulio Trevisi (Maserada sul Piave); Giuseppe Tommasini (Motta di Livenza); Alberto Lionieri (Paese); Rino Morao (Pederobba); Egidio Falchetto (Ponzano); Maggiorino De Lozzo (Refrontolo); Gino Brunello (Resana); Giuseppe Brugnerotto, Ruggero Cendron e Antonio Mazzariol (Roncade); Anselmo
Pianca e Emilio Salvador (Sarmede); Giuseppe Basso (San Fior); Antonio Bariviera (Santa Lucioa di Piave); Fernando Bellan, Fioravante Comin, Lorenzo Guirardi e Angelo Sottana (Trevignano); Alfredo Beraldo e Pietro Stiffoni (Treviso); Sebastiano Curto (Valdobbiadene); Duilio Dalle Mule (Villorba).

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