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Tunisia, i trevigiani in fuga

Trevigiani in allarme e in fuga dalla Tunisia per la guerra civile che sta infiammando il paese.

La «rivolta del pane», destinata a sfociare forse in un colpo di stato che costringerà il presidente Ben Ali alle dimissioni, sta mettendo a soqquadro il paese.

Sono centinaia gli italiani che stanno lasciando il paese. Alessandra Ingrosso, trevigiana di Pederobba, responsabile di una lavanderia industriale con cinquecento addetti ad Hammamet, è riuscita ad atterrare ieri sera a Roma con il compagno Sergio Romagnoli dopo aver raggiunto Tunisi in maniera rocambolesca: «La situazione è molto grave, ci sono scontri e incendi lungo le strade. Abbiamo deciso di rientrare in Italia nella mattinata perchè i lavoratori erano divisi esattamente a metà: tra coloro che volevano lavorare e quelli che volevano restare a casa per paura di scontri e violenze».

Più tranquilla per adesso la situazione a Sousse, dove il Gruppo Benetton dispone di una piattaforma produttiva con seicento addetti diretta da Luca Martella: «Per adesso la situazione appare tranquilla e i disagi contenuti - spiega Martella -. In città ci sono state manifestazioni ma la produzione non ha subito rallentamenti. Per adesso non abbiamo disposizioni diverse se non quella di continuare ad operare».

Anche le altre due piattaforme produttive, dove Benetton produce maglieria e denim, sono in attività nelle città di Kasserine e Gafsa. Da Ponzano il gruppo tiene i contatti con i responsabili della produzione, ma per adesso non c'è alcuna decisione in merito ad un'eventuale sospensione dell'attività produttiva.

«C'è una certa preoccupazione ma per adesso non sta cambiando niente per noi» aggiunge Giuliano Zanibellato, un altro tecnico della Benetton raggiunto ieri sera al telefono. «Certo stiamo con le orecchie alte per capire cosa succederà».

Irritata per l'atteggiamento delle autorità diplomatiche italiane è Renata Panarotto, rientrata ieri sera in Italia con un volo Tunis Air: «Ci hanno mandato un sms per informarci del coprifuoco ma nessuna disposizione precisa. Avremmo gradito maggiori informazioni. Il paese è incadescente e siamo naturalmente preoccupati».

«La situazione è tesa, la preoccupazione è tanta, ma per ora restiamo» racconta Mario Pavin, nato rugbista e diventato imprenditore tessile, partito sei anni fa alla volta di Tunisi insieme al socio Paolo Novello, altro giocatore che dopo gli allori con il Benetton rugby è diventato produttore di capi d'abbigliamento. «Ora sono qui a Treviso mentre Paolo è a Sousse, dove abbiamo una fabbrica con 200 dipendenti. Tutta gente del posto, che al momento resterà al lavoro visto che la guerriglia sembra ancora distante. Ma non siamo tranquilli, la tensione è tanta e decideremo giorno per giorno il da farsi in base a quello che mi dirà lui e alle disposizioni delle autorità».

Dalla Tunisia sono rientrati, alcuni mesi fa, i trevigiani Stefano Annibal e Mariano Crescenzo,
anche loro ex rugbisti. In Tunisia sono presenti anche realtà industriali come Replay e Diesel (il paese è considerato il regno del denim: un operaio costa 200 euro al mese, per 10 anni non si pagano tasse). Tra le industrie meccaniche c'è la Fracarro Radioindustrie di Castelfranco.

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