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Don Floriano torna a dire messa nel Trevigiano e brucia gli atti del Concilio Vaticano II

Nuova provocazione dell'ultrà lefebvriano. Un anno fa fece scandalo con le sue dichiarazioni sulle camere a gas: "servivano almeno per disinfettare", disse. Il prete nel frattempo è stato espulso dalla sua Fraternità lefebvriana

PAESE. Don Floriano Abrahamowicz consegna alle fiamme di un caminetto il libro del Concilio Vaticano II. Lo ha fatto ieri nello scantinato di una casa in via Pietro Nenni, che il religioso lefebvriano ha adibito a cappella. «Un vescovo italiano ci ha dato l’approvazione ecclesiastica», rivela.

E’ una sala al piano interrato di una casa privata il nuovo «rifugio» dei fedeli e di don Floriano Abrahamowicz, il lefebvriano che poco più di un anno fa aveva creato scalpore nel mondo per le sue affermazioni sulle camere a gas ed era stato espulso dalla Fraternità di San Pio X per non aver mai accettato il lento processo di riconciliazione della comunità lefebvriana con la chiesa conciliare.

Il proprietario, un uomo non della comunità dei cattolici ultratradizionalisti, ha dato in affitto la stanza a giugno e ogni domenica accoglierà la trentina di fedeli che arrivano da tutto il Nordest per partecipare al culto.

Ed è proprio nel caminetto al seminterrato dell’abitazione che don Floriano, accompagnato dai canti in latino dei fedeli, ha dato alle fiamme il libro (in lingua tedesca) con la raccolta dei documenti del Concilio Vaticano Secondo, evento che ha dato vita negli anni Sessanta alla moderna chiesa cattolica tanto osteggiata dagli ultratradizionalisti. Non dopo aver benedetto con le gocce dell’acqua Santa il fuoco e aver pronunciato il «Giuramento antimodernista» (ossia la promessa introdotta da papa Pio X nel 1910 con cui il clero prendeva distanza dal modernismo teologico, abolito poi durante il Concilio Vaticano Secondo da Paolo VI nel 1966).

«Il Concilio ha contraddetto la rivelazione di Cristo - ha detto don Floriano nell’omelia - Con gioia diamo fuoco ai testi ambigui, apostatici ed eretici del Concilio. Questo atto è una rinuncia a Satana». Fra le «colpe» che don Floriano attribuisce al Concilio, quella di aver introdotto l’ecumenismo, ossia il dialogo con le altre religioni. «Gesù Cristo non ha insegnato questo», afferma il religioso. Il sacerdote ne ha da dire anche al Papa, che proprio ieri ha visitato la chiesa evangelica luterana di Roma: «Andando al tempio luterano Papa Benedetto XVI agisce in piena contrapposizione con i suoi predecessori. Facendo così ci si fa male. E’ come andare dal drogato e dirgli che è bravo».

E’ però sempre l’ultratradizionalista cattolico a difendere la Chiesa dalle polemiche sui sacerdoti omosessuali e pedofili: «Sono calunnie. Attacchi mandati probabilmente da Gesù Cristo e Dio per punire». Il sacerdote ha anche rivelato che la liturgia è stata fatta con l’approvazione ecclesiastica di un vescovo italiano, di cui però non vuole rendere noto il nome. «E’ il segno che la chiesa conciliare si sta sgretolando», commenta. A seguirlo sono i fedeli di sempre, con alcuni «nuovi ingressi». Fra i fedeli c’è gente proveniente da Belluno, Castelfranco, Mestre, San Biagio di Callalta, Marano Lagunare e da Verona. Alla fine della messa e del rogo, alcuni di loro si sono appostati fuori la casa con un banchetto pieno di cassette di verdura da vendere.

Venerdì prossimo don Floriano organizzerà nella sala comunale di Segusino una conferenza sul signoraggio: «Uno dei mali della modernità», ha detto il sacerdote nel corso dell’omelia di ieri. «Abbiamo invitato anche il ministro dell’Economia Tremonti - dice don Floriano - Ma non verrà né lui né un suo rappresentante. Ha detto però che manderà un suo saluto».

La polizia di Treviso ha acquisito le immagini, diffuse ieri, che documentano la distruzione nel fuoco di un caminetto del testo che contiene i documenti del
Concilio Vaticano.

Il religioso si e' fatto riprendere mentre getta nel fuoco il volume accompagandolo con le parole ''rinunciamo a Satana ed al suo concilio Vaticano II che affidiamo alle fiamme''. La Digos verifichera' se nel gesto siano configurabili eventuali ipotesi di reato.

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