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Chiuso un altro laboratorio cinese nel Trevigiano

Nuovo blitz della polizia, venerdì a Morgano, in un laboratorio tessile cinese. Trovati otto clandestini, quattro arrestati. Denunciato il titolare

TREVISO. Alle nove della sera erano ancora chini sulle macchine per cucire. Intorno, sporcizia e degrado. In questo laboratorio tessile di Morgano la polizia ha scoperto che venivano confezionati capi di abbigliamento per marchi prestigiosi. Trovate etichette anche di Belstaff. Il blitz degli uomini della squadra mobile di Treviso ha sollevato una nuova serie di polemiche sull’industria tessile trevigiana. Nella «Confezioni Carolina» in via del Bosco 2, gli agenti hanno trovato 14 operai, che alle nove della sera, stavano confezionando capi di abbigliamento per committenti italiani. La maggior parte degli operai, ben otto ragazzi tutti di nazionalità cinese, erano clandestini. Per quattro di loro, già raggiunti da un provvedimento di espulsione del questore, è scattato l’arresto. Denunciato il titolare del laboratorio, Zhu Zaoju di 34 anni con l’accusa di favoreggimanto della permanenza in Italia di clandestini.

Questa volta però accanto ai poliziotti durante l’operazione di controllo a Morgano, c’erano anche gli ispettori della Direzione provinciale del Lavoro di Treviso e dell’Inail. A parte i clandestini, si sta cercando di capire che tipo di tutela avessero gli altri sei operai dotati di permesso di soggiorno.

Secondo i primi accertamenti, sembra si tratti di «irregolari», ossia di lavoratori senza un regolare contratto. Nonostante queste condizioni alle 9 di sera stavano ancora lavorando alle macchine da cucire.

Ma nella «Confezioni Carolina» sono state trovate anche le etichette pronte per essere cucite sui capi di abbigliamento. Si tratta di griffe che hanno lasciato di stucco gli investigatori: la «Belstaff» di Mogliano, la «Mercedes» e la «Barba Napoli» sartoria famosa per la creazione di cravatte e altri accessori. Su questo punto sono in corso altri accertamenti sia da parte della Guardia di Finanza che dell’Agenzia delle entrate. Si tratta di capire se ci sia qualche legame tra i laboratori e i marchi di moda.

Al momento, a Zhu Zaoju non è stato contestato il reato di «contraffazione» di capi di abbigliamento. Dunque, secondo gli investigatori, quelle trovate all’interno della «Confezioni Carolina» sono etichette originali. Gli imprenditori, titolari dei singoli marchi, sono stati avvertiti dalla polizia e hanno già chiesto di
poter visionare tutto il materiale sequestrato la scorsa notte. Sigilli sono stati posti anche ai locali di via del Bosco, trovati al limite del degrado. Secondo un copione, purtroppo scontato, gli operai non solo erano costretti a ritmi di lavoro da «schiavi», ma dormivano accanto ai macchinari.

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