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Dilaniato nalla macchina
che miscela il mangime

Eì morto dilaniato da un apparecchio miscelatore Francisc Lorent, 48

anni, di Altivole,  sposato e padre di due figli. Stava lavorando nell’azienda agricola «Valleverde» di San Vito, quando è caduto tra le lame tranciatrici. Nello stesso, identico odo era morto a Follina, il 1° gennaio, Gianpietro De Conto, 50 anni di Miane, maciullato in un miscelatore di mangimi.
Triturato atrocemente da un carro miscelatore.
E’ morto così, un operaio rumeno, Francisc Lorent, 48 anni, residente ad Altivole, che ieri stava compiendo un’operazione ormai consueta. L’uomo mentre manovrava la macchina che sminuzza il cibo per il bestiame, nell’azienda agricola «Valleverde» di San Vito, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, è stato inghiottito dai coltelli affilati dell’attrezzo.
Macabro il ritrovamento dei colleghi, che da anni lavorano con lui nell’azienda, poco dopo il tragico incidente.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i tecnici dello Spisal, i vigili del fuoco di Castelfranco e i carabinieri di Riese. Francisc viveva con la moglie e due figli, in via Loreggia, a poca distanza dal posto di lavoro.
Erano le 8.30 di ieri quando Francesco, così lo chiamano i suoi compagni di lavoro, stava armeggiando intorno al carro miscelatore e distributore, come spesso era solito fare, per compiere l’ennesimo giro tra il capannone ed il fienile, ad ultimare la lunga fila del bestiame in attesa del cibo. Gli altri colleghi proseguivano intanto nei capannoni adiacenti a compiere anche loro le operazioni di routine. «All’improvviso - spiega un agricoltore -, abbiamo sentito delle grida strazianti provenire dal fienile, dove stava lavorando Francesco». E mentre gli operai correvano a soccorrere l’amico, già le loro gambe si facevano sempre più rigide, per la cruda consapevolezza di ciò che avrebbero trovato.
Lorent, secondo le prime ricostruzioni, probabilmente si è avvicinato con la macchina al fieno azionando le pale che avrebbero attirato a loro il fieno per sminuzzarlo, dalla cabina dove era solito svolgere le manovre.
E’ poi sceso dalla cabina portandosi davanti alla macchina, per togliere il nylon dal cumulo di fieno. L’involucro però era bagnato e scivoloso per il nevischio della notte precedente e la pioggia che, nella fredda mattina di venerdì, continuava a scendere copiosa. Francisc ha forse perduto l’equilibrio ed è scivolato dentro l’atroce marchingegno di lame, urlando nel disperato tentativo di chiedere aiuto. Gli altri agricoltori, però, non hanno potuto nulla contro la potente avanzata dei coltelli.
La stessa dinamica dell’incidente che a capodanno ha stroncato la vita ad un altro agricoltore: Giampietro De Conto, 50 anni, residente a Miane, nell’azienda agricola Corazzin, che si occupa dell’allevamento di buoi. A compiere il ritrovamento, il padre dell’uomo, che non vedendo rincasare Giampietro, lo ha raggiunto nel posto di lavoro.
Anche De Conto stava lavorando con una macchina simile a quella usata dall’agricoltore di San Vito. I primi soccorsi, per Francisc, sono arrivati tempestivamente dopo che gli agricoltori, in preda al panico, hanno chiamato il 118. Constatato l’incidente, i carabinieri di Riese, hanno lasciato al Servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, il compito di far luce sulla vicenda. L’azienda Valleverde di San Vito, che ha sede legale a Follina, è gestita da un paio d’anni dalla Colomberotto Spa.
 Nei trenta anni precedenti i capannoni erano sempre adibiti all’allevamento di bestiame, ma di proprietà degli imprenditori Rech e Forato. Oltre 1.400 bovini, tra vitelli e tori, offrono lavoro a quattro o cinque dipendenti che a turno compiono il loro lavoro. «Oramai - spiega un ex operaio dell’azienda che conosceva bene Francisc -, è difficile trovare manodopera tra gli italiani, perché non si adattano a fare un lavoro così duro. Capita allora, sempre più spesso, di lavorare con operai immigrati che invece si adoperano anche per i lavori più umili».
I turni di lavoro iniziano alle sei e proseguono
fino a tarda sera. A volte, però, i dipendenti lavorano anche di notte, quando è necessario caricare o scaricare camion di bestiame. Le prime operazioni, all’alba, sono mirate a compiere la pulizia degli ambienti e sono subito seguite dalla produzione dell’ impasto vegetale per gli animali.

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