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Usl, sbagliato l’appalto da 39 milioni

La sentenza. I giudici, nella pronuncia sul merito, hanno confermato l’orientamento già espresso in fase di sospensiva: non valida l’offerta di Carron

CONEGLIANO. L’impresa Carron è stata esclusa dalla gara d’appalto e le è stata revocata l’aggiudicazione dei lavori del nuovo blocco operatorio da 38 milioni e 869.053 euro: così ha deciso il Tar del Veneto, dopo la camera di consiglio del 5 luglio scorso. Per i giudici la commissione giudicatrice dell’Ulss 7 ha sbagliato ad accettare un’offerta che, nella tempistica dei lavori, utilizzava la clausola fumosa «salvo imprevisti». Il maxi-appalto va alla Pio Guaraldo, che era arrivata seconda in graduatoria.

Questo l’epilogo di una controversia in cui l’Ulss 7, non avendo mai voluto fare dietrofront, è stata battuta una serie di volte. L’azienda sanitaria di Pieve di Soligo ha difeso fin dall’inizio l’operato della sua commissione giudicatrice, al punto da appellarsi al Consiglio di Stato (con sentenza sfavorevole) dopo che il Tar, criticando la clausola «salvo imprevisti» nell’offerta di Carron, aveva concesso la sospensiva alla Guaraldo (e all’associata ditta Locat). Anche nell’udienza di giovedì scorso l’azienda sanitaria ha mandato i suoi avvocati a Venezia a difendere l’esito dell’appalto e per lo stesso motivo, nelle settimane scorse, aveva rifiutato di conformarsi ad una diffida inviatale dall’avvocato Alfredo Bianchini, per conto della Pio Guaraldo di Paese, in cui, alla luce delle precedenti pronunce di Tar e Consiglio di Stato sul medesimo appalto, si chiedeva l’aggiudicazione immediata dei lavori alla Guaraldo, annunciando in caso contrario un’azione di risarcimento danni per eventuali ritardi. Alla fine i giudici hanno dato torto all’Ulss 7.

Hanno dato torto anche alla ditta Carron di San Zenone degli Ezzelini, capogruppo dell’associazione temporanea di imprese formata anche da Gemma spa e Operleasing, che ha provato fino all’ultimo, com’era logico, a difendere l’appalto a sei zeri, proponendo anche un ricorso incidentale, che è stato respinto. E’ evidente che un appalto di queste dimensioni ha un peso notevolissimo sul fatturato e sui bilanci delle due società contendenti, che sono peraltro già affermati colossi dell’edilizia. Adesso, dopo la sentenza, l’Ulss 7 ha deciso di assegnare i lavori alla Pio Guaraldo. Teoricamente la Carron potrebbe presentare un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, che però già in fase di sospensiva si era uniformato al Tar (e a questo punto sono ben quattro le pronunce di identico orientamento). L’azienda sanitaria ha deciso comunque di non aspettare un ulteriore ricorso.

A questo punto partiranno entro fine anno i lavori per la realizzazione di 11 nuove sale operatorie, 24 ambulatori e 100 posti letto, con la formula del leasing immobiliare, che in qualche modo tutela l’Ulss 7 (il pagamento avviene «chiavi in mano»). In questi mesi i ritardi del cantiere sono stati al centro di roventi critiche da parte dei sindacati: comprensibili gli svantaggi per gli utenti. Nella storia «maledetta» del bloccio operatorio di Conegliano va ricordato che già nel 2002 l’Ulss 7 fu condannata a rifare la gara per la progettazione, perché aveva escluso una ditta con la motivazione che non aveva architetti abilitati, e invece ne aveva due. Negli anni successivi l’azienda sanitaria fu costretta a rescindere
un contratto da 10 milioni di euro con due diverse ditte che, impegnatesi a eseguire i lavori con eccesso di ribasso, non furono in grado di portare avanti il cantiere e fallirono. Qualche anno fa fu necessario investire anche 750.000 euro per evitare che il poco già costruito non si deteriorasse.

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