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Il fotoreporter di Castelfranco che ricuce l’arte sfregiata dai jihadisti

Castelfranco. Il progetto in Iraq del fotoreporter Confortin diventa una mostra evento curata con Ca’ Foscari

TREVISO. Questa storia inizia nel marzo 2017 nella strana intimità creatasi in un angolo del centro commerciale di Nishtiman a Erbil, nel Kurdistan iracheno, che la guerra ha trasformato in un campo profughi. E continuerà da sabato prossimo, 16 febbraio, al successivo 7 aprile a Venezia nella mostra evento “Back to Life in Iraq”, che racconta la distruzione e la voglia di rinascita di un popolo tramite l’arte. Emanuele Confortin, giovane fotoreporter castellano, è arrivato a Erbil nel viaggio intrapreso per documentare la lunghissima e devastante battaglia di Mosul.

La sua macchina fotografica, la sua ricerca di verità, il suo sguardo buono e penetrante incontrano la curiosità dei nipoti di Matti al-Kanun, un artista di 74 anni appartenente alla comunità cristiano siriaca di Bartella, 20 chilometri a est di Mosul. «Vieni a conoscere il nonno», gli dicono. Ed è, davanti a un the, che nasce il progetto di pace sviluppato nella mostra evento, curata con il Center for Humanities and Social Change dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Matti al-Kanun è un uomo mite, lontano dai riflettori, innamorato del Rinascimento italiano e dell’Impressionismo francese. Prima che i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi, al grido di guerra dello Stato Islamico, occupassero la sua terra, devastassero la sua casa e sfregiassero le sue opere trafiggendo la sua anima, dipingeva soggetti ispirati alla sua identità cristiana. Quella contro cui si scaglia la brutalità dei jihadisti che pugnalano le sue opere. «Lo fanno», spiega Confortin, «in nome di un’iconoclastia che, benché non sia specificatamente islamica, attribuisce al gesto dei miliziani un carattere peculiare: colpire le minoranza attraverso i loro simboli religiosi». La famiglia di Al Kanun, costretta alla fuga, deve lasciare, nella sua casa di Bartella, 35 tele di cui tre a tema cristiano. Sono troppo grandi per essere infilate nei pochi bagagli che l’esodo spinto dai miliziani impone. Alcune misurano fino a 1,90 metri per 1,10.

Ma il cuore dell’ex insegnante d’arte, formatosi nei liberi anni Settanta all’Accademia di Baghdad, è rimasto con loro ed è a loro che pensa di tornare non appena la città si sarà liberata dall’occupazione jihadista. Il suo esilio finisce dopo trenta lunghissimi mesi. «Vorrei», confida intanto a Confortin in quell’angolo di quasi casa ricavato nel campo profughi di Erbil, «riavere i miei dipinti per ripararli, per ricucire gli squarci fatti dai miliziani come forma di resistenza alla guerra, alla violenza. Voglio tornare alla vita».

Il fotoreporter castellano fa sua questa impresa e accompagna il pittore nel suo viaggio alla ricerca delle sue opere. Impolverate e distrutte sotto le macerie della sua abitazione, riemergono così nella Bartella, liberata e fantasma, le tele squarciate e da aprile 2017 inizia il lavoro di restauro, in parte fatto da Al Kanun stesso e in parte affidato agli studenti di Ca’ Foscari. Il recupero, il salvataggio e la rinascita sono documentati da Confortin con foto e video. L’impresa diventa il simbolo della reazione a uno dei conflitti più cruenti della storia moderna e della necessaria e voluta ripartenza.

Accanto alle opere di Al Kanun restaurate (tre esposte nella prima installazione all’oratorio di San Ludovico che aprirà sabato e altre diciannove in quella più ampia di San Servolo alla cui inaugurazione il 16 marzo parteciperà anche il pittore iracheno) troveranno spazio le foto e il documentario realizzati da Confortin.

Con un prezioso cammeo: la voce narrante del reportage sarà quella dell’attrice Ottavia Piccolo, che ha voluto così contribuire all’inno alla vita contro ogni guerra di Confortin e Al Kanun. “Back to Life in Iraq” è uno splendido lavoro corale che ha coinvolto tra le tante realtà anche l’ Acli di Treviso.
 

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