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Sogni di vita e bimbi che non verranno Il libro è già un cult

Ci sono pochi libri capaci di raccontare con dolcezza storie di bambini e sogni infranti, senza mai staccare i piedi da terra. "Nessuno esca piangendo", la prima opera di una trevigiana che piace a lettori e critica

Ci sono pochi libri capaci di raccontare con dolcezza storie di bambini e sogni infranti, senza mai staccare i piedi da terra. Capaci di descrivere la realtà di ospedali in cui famiglie vivono mesi strette attorno al letto dei loro bimbi, lottando contro malattie spesso insormontabili, e ospedali dove altre coppie cercano di costruire una famiglia combattendo contro l’infertilità. “Nessuno esca piangendo”, il primo libro di Marta Verna, lo fa senza ipocrisie, senza nascondere nulla, esaltando la forza delle vita non voltando mai le spalle alla morte, quella dei bimbi, ma anche dei desideri. Trevigiana, pediatra oncologo in uno dei più grandi centri ospedalieri d’Italia, Marta Verna scriveva da quando era giovane, per amore delle lettere e del raccontare, ma non aveva mai pensato di rivolgersi al pubblico. L’ha fatto quando ha capito che quello che portava dentro poteva servire, forse aiutare, di certo affrontare un tema vero, umano, purtroppo comune, troppo spesso sussurrato.

“Nessuno Esca piangendo” (edito da Utet), è nato così: di getto, sulla spinga di mesi di sofferenza personale e anni di lavoro a contatto con le famiglie nelle corsie degli ospedali pediatrici. E’ un libro che corre lungo due binari paralleli e contrari. Racconta la storia di Marta e di suo marito Fabio, le difficoltà di avere un figlio, gli anni trascorsi cercando il momento giusto, le attese colme di paura e speranza infrante ogni mese, la decisione di cercare l’aiuto della scienza. Racconta il medico che diventa paziente, la coppia che diventa oggetto di studio, un amore che combatte ogni giorno contro la pressione data dal dolore di incappare sempre in vicoli ciechi e dalla voglia di trovare colpe e colpevoli. Racconta di un figlio che “non viene”, come si sente dire ormai sempre più spesso, e della tenacia di chi non vuole che questo travolga tutto. Ed è qui che si insinua lentamente ed energicamente la storia dei piccoli pazienti di Marta, e questa quelle dei loro genitori. Racconti dolorosi, ma densi di coraggio; storie di terapie vincenti, ma anche di rese a malattie che cancellano tutto. “Un commovente e lucidissimo memoir, delicato e potente” lo descrive Chiara Gamberale nella presentazione del testo pubblicato in prima edizione l’anno scorso e subito apprezzato dalla critica e dai lettori tanto da conquistare premi (miglior esordiente a Comoinrosa), recensioni nazionali e importanti platee da Roma a Milano.

Sabato alle 17 nella libreria Ibs di Corso del Popolo l’incontro con l’autrice cui va il merito di aver alzato il velo su temi dibattuti troppo poco come la procreazione assistita. Lo farà portandosi dietro le parole dei padri e delle madri che ha conosciuto e cercato di aiutare con la sua professione, quelle stesse persone che per prime hanno letto la bozza di “Nessuno esca piangendo” perché parlava anche dei loro figli. «Ho inviato il testo a loro prima che ad altri»

racconta, «se mi avessero detto che non erano d’accordo non avrai fatto un passo in più». E invece loro, uno alla volta, hanno risposto. Lettere strappacuore perché piene di affetto, consapevoli del fatto che la storia di Marta fosse quella di una famiglia molto più grande. (f.d.w.)

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