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Lo show della Granfondo Pinarello un Mondiale per 3.500 amatori

Si scalano Cansiglio e Ca’ del Poggio. Simonato (Bhr): «È il nostro Redentore» Ieri clienti in visita alla fabbrica, anche il gestore del negozio di Regent Street

TREVISO

Bernard, parigino di mezza età, lavora nell’ambito nucleare. Grande appassionato di ciclismo, è alla terza partecipazione. E a Treviso viene sempre volentieri, in ossequio alle radici della moglie: «Mio suocero Stelio De Lazzaris possedeva un negozio di generi alimentari accanto alla bottega Pinarello. Emigrò in Francia negli Anni Sessanta». Foste passati ieri mattina, al quartier generale di viale della Repubblica, vi sareste imbattuti in storie di questo genere.

Stamane alle 7.15 ...

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TREVISO

Bernard, parigino di mezza età, lavora nell’ambito nucleare. Grande appassionato di ciclismo, è alla terza partecipazione. E a Treviso viene sempre volentieri, in ossequio alle radici della moglie: «Mio suocero Stelio De Lazzaris possedeva un negozio di generi alimentari accanto alla bottega Pinarello. Emigrò in Francia negli Anni Sessanta». Foste passati ieri mattina, al quartier generale di viale della Repubblica, vi sareste imbattuti in storie di questo genere.

Stamane alle 7.15, è decollata da piazza del Grano la Granfondo Pinarello numero 22 e fra i 3.500 dorsali figurano i quasi 400 clienti - compreso il gestore del flag shop londinese di Regent Street - dello storico brand, sbarcati per l’occasione da tutto il mondo: dal Giappone all’Indonesia, dagli Stati Uniti a Singapore, dal Sud Africa alla Russia, da Israele alla Francia. Uno spasso incrociarli a 20 ore scarse dallo start, al rientro da una sgambata con il padrone di casa, Fausto Pinarello: selfie a go-go, pacche sulle spalle fra amici, domande a colleghi sulla provenienza e sulle precedenti esperienze a Treviso.

Due percorsi per l’edizione 2018, che ha rinunciato al “Gourmet” e lo reinserirà il prossimo anno in versione E-bike: il “medio” di 106 km e 750 metri di dislivello, il “lungo” da 168 km (dislivello 2.200 metri). I due itinerari si separano a Ogliano dopo 40 km, ricongiungendosi sul muro di Ca’ del Poggio: quello più tosto impone l’arrampicata-extra al Cansiglio, versante della Crosetta in luogo del “Gaiardin” del 2017 (15,9 km e 1.052 metri di dislivello; pendenza media 6,6%, punte all’11%). Messa alle spalle la Sella di Fadalto, la “pina” riserva la durissima erta di Rua di Feletto (la strada s’impenna al 17%), protagonista un mese fa dell’inedita crono finale a inseguimento del Giro Under 23. Ai meno 28 km, l’ultima fatica coincide con la Tombola, cancellata nel 2017 causa frana. Rispetto all’anno scorso, non si rientra dalla Pontebbana: a Ponte della Priula si svolta per Arcade e Ponzano. L’epilogo, nel solco della tradizione, in Borgo Mazzini.

Mancano “nomi da urlo” quali Miguel Indurain e Bradley Wiggins, mattatori in passato, ma non mancano i testimonial meritevoli di menzione: in primis l’archistar egiziana Hani Rashid e il triathleta australiano Cameron Wurf, l’ex pro’ Cannondale che nel 2017 ha fissato il nuovo primato - frazione bici - dell’Ironman di Kona (Hawaii), il più massacrante e celebre. Le grandi famiglie aderiscono con Matteo Marzotto, Mauro e Rocco Benetton. Ci sono habitué come il cittì azzurro Davide Cassani e il presidente nazionale Fci Renato Di Rocco, gli olimpionici Jury Chechi (ginnastica), Antonio Rossi (canoa), Cristian Zorzi (sci di fondo) ed Eros Poli (ciclismo, cronosquadre). Per la Sky, ecco il direttore sportivo Dario Cioni e tre pro’: Diego Rosa, Salvatore Puccio, Leonardo Basso. E poi l’ex pro’ Marco Velo, il manager del Team Wiggins Andrew McQuaid. Nonché il giornalismo applicato alla bici: Giovanni Bruno, direttore SkySport, e Claudio Ghisalberti, inviato Gazzetta dello Sport.

Ma è forse l’internazionalità il vero tratto distintivo della kermesse nata per i 75 anni del capostipite “Nani”, non comune vedere così tanti partecipanti dall’Oriente. La risposta migliore ce l’ha Tiziano Simonato, direttore del Bhr hotel a Quinto: «Per l’impatto turistico, è il nostro Redentore». Con i fuochi d’artificio assicurati dagli amatori che stamane provano a contendersi una delle granfondo più ambìte. —