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«Rugby, infinito piacere» Il mitico Pierre Villepreux disegna il gioco del futuro

Ai “Filippin” di Paderno stage con 150 ragazzi e 20 tecnici Zorzi: fisicità, tutela dei giocatori e creatività le grandi sfide

PADERNO

Centocinquantadue piccoli rugbisti, e 20 allenatori sotto il Grappa. Il motto, o meglio l’acronimo, è Lpm. E’ francese: le plaisir du mouvement, il piacere del movimento.

Verbo, ma sarebbe da dire Bibbia ovale, di Pierre Villepreux, da poco cittadino onorario di Treviso, che sabato ha concluso il tradizionale stage ai Filippin di Paderno del Grappa, organizzato dalla trevigiana Akka, idea che si è fatta formazione ovale su scala internazionale.

«L’insegnamento di Pierre è fantastico, ...

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PADERNO

Centocinquantadue piccoli rugbisti, e 20 allenatori sotto il Grappa. Il motto, o meglio l’acronimo, è Lpm. E’ francese: le plaisir du mouvement, il piacere del movimento.

Verbo, ma sarebbe da dire Bibbia ovale, di Pierre Villepreux, da poco cittadino onorario di Treviso, che sabato ha concluso il tradizionale stage ai Filippin di Paderno del Grappa, organizzato dalla trevigiana Akka, idea che si è fatta formazione ovale su scala internazionale.

«L’insegnamento di Pierre è fantastico, spiega Sergio Zorzi, 53 anni, talentuoso centro di Tarvisium, Benetton e Nazionale, oggi referente dello staff nostrano che si è confrontato con lo staff transalpino, «alla base c’è sempre la libertà del rugbista, la sua creatività, il piacere appunto, concetto basilare nel rugby di Pierre. Ma ora ha saputo affinare un metodo di grande efficacia, che lavora molto sull’immagine e sulla relazione allenatore-atleta. E potremmo sintetizzarlo nel capire per fare, e poi fare per capire ancora meglio».

Anche oggi, comunque, Villepreux resta avversario della specializzazione precoce. Così come ogni capacità tecnica acquisita va poi gestita, nella situazione di campo, e montata quasi come un fotogramma in quel grande film che è il gioco da sviluppare per arrivare alla meta.

Nel corso della settimana, mercoledì, conferenza tecnica sulle regole del gioco, alla presenza dell’arbitro internazionale trevigiano Marius Mitrea, e la presenza di oltre 80 allenatori. «Ha tenuto banco inevitabilmente la fisicità esasperata del rugby attuale che diventa fattore oggettivo di rischi o e di pericolo», continua Zorzi, «dai duelli aerei, alle percussioni, le fasi si gioco dove l’esasparata fisicità può creare pericoli ai giocatori si sono moltiplicate: certo il rugby deve trovare regole e soluzioni per arginare questo rischio».

Fra i temi affrontati, anche la sperimentazione in Francia del doppio arbitro: ogni fischietto si assegna un corridoio di campo, con ben 4 occhi a vigilare sul gioco. «E’ una possibilità concreta, i primi test Oltralpe hanno dato esiti interessanti», precisa Zorzi, «a parere di molti potrebbe essere una strada per il futuro». —