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Calcio, parla Aldo Serena: «Monte, è un patrimonio che non va disperso»

L’ex giocatore di Juve, Milan e Inter: «Treviso esclusa dai campionati nazionali, i bambini hanno ampie possibilità»

MONTEBELLUNA. Se pensi ai trascorsi nel professionismo e ai talenti che ha lanciato, lo sprofondo del Montebelluna fa ancora più male. Se poi ci aggiungi la prospettiva concreta di una serie D senza trevigiane, ti rendi conto che il calcio della Marca è caduto terribilmente in basso. Non erano bastate le vicissitudini del Treviso, ormai la nostra provincia - in fatto di pallone - è desolatamente ai margini. Aldo Serena, quattro scudetti, una Coppa Intercontinentale e una Uefa, il bronzo con l’Italia ai Mondiali ’90, è fra i “figli illustri” di via Biagi. I primi passi della carriera sono stati infatti a tinte biancocelesti: dagli esordi nelle giovanili del 1971 alla prima squadra nel ’78, trampolino verso l’Inter. Le parole di un ex campione, in un momento così duro per tutto l’ambiente montebellunese, hanno un peso non trascurabile. E il ragionamento dell’ex azzurro, ora commentatore tecnico Mediaset, guarda anzitutto al futuro. «Conosco le persone, so della voglia e dell’impegno che ci hanno messo», il messaggio del 57enne ex Inter, Milan e Juventus, «Questo è un patrimonio che non va disperso, spero che chi ha operato finora continui a farlo con lo stesso spirito. Sarebbe una garanzia per il futuro».

Serena, come giudica il presente di una provincia esclusa da tutti i campionati nazionali?

«Mi dispiace tanto. E sono rattristato, in particolare, per il Monte. Per gli sforzi di Brombal, che in questi anni ha saputo sempre conciliare valorizzazione dei giovani, autosufficienza economica e mantenimento della categoria».

Perché una terra storicamente fertile è precipitata così in basso?

«Treviso esprime un enorme potenziale sportivo, secondo me c’entra il frazionamento dell’interesse in più discipline. Qui i bambini hanno ampie possibilità pure nell’extra-calcio. La crisi iniziata 10 anni fa ha influito, ma il problema economico è a tutti i livelli. Pensate alla stessa serie A, ora in preda al panico per i diritti tv».

Come si reagisce a una retrocessione?

«Pure Milan e Juventus sono scese di categoria. Può capitare. L’importante è che ci sia sempre voglia di ripartire, assicurando il potenziale economico necessario a riconquistare quel posto nel mondo del calcio che con la tradizione del vivaio s'è dimostrato di valere».

Se dico Monte,

cosa le viene in mente?

«Una scuola fantastica, capace di far crescere i ragazzi sul piano tecnico e caratteriale. Valori tramandati di generazione in generazione, che hanno dato lustro al club e che una retrocessione non può cancellare». 
 

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