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Scienzy, il bronzo iridato arriva dopo undici anni per il nuotatore di Montebelluna

Nuoto. Colbertaldo era stato promosso sul podio dopo la squalifica di Mellouli ma la Fina non gli aveva mai dato la medaglia, finchè non è intervenuta la sorella

MONTEBELLUNA. Una medaglia inseguita per 11 anni e ora finalmente al collo del legittimo proprietario. Con il protagonista della storia che deve ringraziare l’intraprendenza della sorella: un regalo indimenticabile. Federico Colbertaldo, fra i migliori talenti espressi dal nuoto trevigiano, s’era classificato quarto sugli 800 sl ai Mondiali di Melbourne 2007. Una medaglia di cartone che pochi mesi dopo s’era però trasformata in bronzo per la positività alle anfetamine del vincitore Oussama Mellouli. Il mezzofondista tunisino era stato pizzicato in un controllo antecedente alla competizione, nel novembre 2006.

Peccato che quella medaglia, di fatto l’apice nella carriera di Scienzy (brillano pure i cinque podi, fra cui due ori, agli Europei in corta), non si fosse mai materializzata fino a sei giorni fa. Richieste e contro richieste, mail e contro mail: dalla Federazione internazionale a quella australiana. Ma della medaglia manco l’ombra, tanto che ormai il 29enne montebellunese se l'era quasi messa via. Così ci pensa il destino, che si presenta sotto forma di tesi universitaria, a garantire il lieto fine.

Gli studi in Ingegneria Edile portano infatti la sorella Elisabetta, un passato di buon livello nell’atletica (seconda da junior alla Cinque Mulini), a Losanna, che è sede della Fina, la Federnuoto mondiale. Storia degli ultimi sei mesi, nel frattempo Elisabetta è tornata a casa e vede il traguardo della laurea. «Il bello è che abitavo a 500 metri», racconta, «Mi sono presentata di persona, ci sono dovuta andare tre volte, ma poi gliel'hanno incisa e spedita. Il referente era cambiato, la vicenda finita nel dimenticatoio».

Colby, che ha smesso con l'agonismo la scorsa stagione ( non era più competitivo da qualche anno, complice

un guaio alla spalla che ne ha di fatto anticipato la chiusura di carriera) e ora lavora al carcere di Santa Bona (ha gareggiato con le Fiamme Azzurre), non sta nella pelle: «La chiusura del cerchio, non ci speravo di più. Altra cosa sarebbe stata però riceverla a Melbourne».
 

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