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Una Panda da 300 euro e il Sahara da attraversare, l'impresa di due ragazzi di Susegana

Susegana. Dal Mas e Gaggia hanno iniziato il raid dedicato alla mitica auto della Fiat Sabato l’arrivo a Marrakech, poi di fronte a loro avranno solo il deserto 

SUSEGANA. Nelle ultime ore, è arrivato pure il saluto dal deserto del Sahara. Lo striscione («Gruppo fon fierun-Corbanese») esibito dai protagonisti dell’impresa, l’immagine postata su Facebook che guadagna click in un amen. Matteo Gaggia e Marco Dal Mas, fra video e battute, raccontano quotidianamente sui social la curiosa avventura a bordo di una Panda rivisitata e rielaborata per l’occasione. Tremila chilometri da affrontare in sette tappe, la partenza venerdì scorso da Madrid e l’approdo finale dopodomani a Marrakech. Il fascino di un percorso che riporta alla mente la mitica Dakar. La voglia di divertirsi e mettersi in gioco, ma anche la finalità umanitaria con gli aiuti da portare nelle scuole del Marocco, fra quaderni, libri e giocattoli.

In altre parole è il “Panda Raid”, manifestazione arrivata all’edizione numero 10 e con 365 equipaggi provenienti da tutta Europa. Fra i 45 italiani, non passa inosservato il team “Snotol”, nome che vuole riecheggiare il termine inglese “snorkel”, ovvero il boccaglio che permette di attraversare i fiumi: un’idea di Gaggia, 30enne di Ponte della Priula, ex ciclista della Trevigiani (il fratello Marco è stato dilettante con la Zalf) e ora ristoratore-dj, e dell’amico Dal Mas, 24enne di Corbanese di Tarzo, che con la famiglia gestisce un ingrosso di ortofrutta. «Tutto è nato da una chiacchierata con Roberto Bianchin, che abita a Conegliano ed è referente di Panda Raid Italia», aveva spiegato Gaggia.

Che poi, sempre via Fb, avrebbe reso tutti partecipi del restyling di una Panda datata 1988 e pagata 300 euro. In pratica: l’hanno sventrata, riverniciata e rinforzata in pochi mesi. L’hanno equipaggiata con ammortizzatori adatti a terreni sconnessi, hanno sostituito i canonici pneumatici con ruote da fuoristrada.

Un piccolo capolavoro di fantasia e ingegneria che frattanto ha già superato i primi test insidiosi. Un viaggio di cui Matteo e Marco stanno fornendo preziosi contributi, una sorta di diario-web: dall’incolonnamento sotto la pioggia nel circuito automobilistico del Jarama ai primi pic-nic a base di pastasciutta, dai sorrisi sotto la Sagrada Familia a Barcellona all’imbarco al porto di Motril con destinazione Marocco, dal deserto di Merzouga agli aiuti assicurati a concorrenti… insabbiati.

«Abbiamo perso un po’ di tempo, ma il crono non ci interessa. Non

siamo qui per gareggiare, ma per aiutare», rimarca Matteo. Il sipario s’avvicina, all’appello mancano due tappe: la Tafraoute Sidi Ali-Tansikht e la Tansikht-Marrakech con l’assalto ai 2.260 metri del Colle de Tichka. Esperienze che Matteo e Marco difficilmente dimenticheranno.
 

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