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La caduta delle pantere spaventate dalle finali

Imoco in crisi a muro e in attacco, Novara oltre a Egonu ha pescato il jolly Enright Pur con Bricio in giornata no Lee è rimasta in panchina, De Kruijf col contagocce

CONEGLIANO. Non c’è nemmeno il tempo per analizzare e metabolizzare la batosta, che bisogna buttarsi sulla Champions. Forse è meglio così, perchè l’Imoco che a Bologna ha consegnato nelle mani dell’Igor Novara la Coppa Italia è troppo brutta per essere vera. E allora è consigliabile archiviarla come giornata storta e andare avanti o analizzare per trovare una ragione? Daniele Santarelli, non c’è dubbio, avrà già deciso se dar peso o no a ciò che si è visto in campo domenica. Ma questo resterà faccenda dello spogliatoio. Resta il fatto che una squadra che sta mostrando gioco, autorevolezza e coraggio sempre, anche con avversari ostici come il Fenerbahce e la stessa Novara, si è sciolta nelle due partite che contavano di più. La bestia nera più che l’Igor, sono sembrate le partite secche.

I numeri di domenica dicono delle difficoltà a muro e in attacco, e pure di una buona prova Ina ricezione. Le statistiche non dicono tutto, soprattutto per il match di domenica, ma partiamo da lì. Bricio è l’emblema della stranezza dell’Imoco “bolognese”: ha ricevuto con il 42%, addirittura con il 64% se si contano le difese in cui ha messo in condizione Wolosz di alzare o ha salvato delle palle velenose. Percentuali che non sempre regala alle sue compagne. Ma in attacco ha sparacchiato, appena il 18% la sua efficacia; con 14 punti. Sei errori a servizio, tre murate subite. Una giornata no. Eppure Santarelli l’ha sempre lasciata in campo; Lee non s’è vista sul taraflex nemmeno ieri, sebbene il coach avesse assicurato un suo inserimento rapido, visto che era già abituata ad un gioco in stile Usa. Acquisto sbagliato? È presto per stabilirlo, ma il dubbio è legittimo.

In attacco Hill ha tenuto su la baracca con il 61% e un 46% di efficacia. Anche Fabris, chiamata in causa spesso da Wolosz ci ha provato, 19 punti con il 43%. Chi è sembrata nella giornata giusta è De Kruijf, otto attacchi e sei punti. Eppure è rimasta a lungo in panchina, ed è la giocatrice che anche con il Fenerbahce ha girato la partita a favore delle pantere. Dall’altra parte Egonu ha segnato 25 punti, ma anche sbagliato tanto (35%); la Enright invece è il volto del terzo e del quarto set, dieci punti, con il 75%.

Ma un’altra chiave di lettura l’ha fornita Francesca Piccinini, schiacciatrice di Novara, e non è nei numeri. «Avevamo occhi diversi dai loro», ha detto a caldo. Eccezion fatta per il secondo set, le pantere sono sembrate impaurite, e senza un’arma per svoltare il match. «Abbiamo pagato moltissimo il pessimo approccio nel primo set dove siamo stati l'ombra di noi stesse, poi nel secondo abbiamo fatto molto bene», ha spiegato Santarellli, «ma non abbiamo dato continuità e sia nel terzo che nel quarto parziale non abbiamo

giocato la nostra solita pallavolo. Queste Final Four sono così, basta una serata storta e il trofeo se ne va». «Non abbiamo giocato come sappiamo», gli ha fatto eco Wolosz, «tante cose non hanno funzionato come al solito e il nostro gioco ne ha risentito fin dal primo set».



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