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Vazzoler trova la chiave «Tutti si sentono utili»

Basket A2. Il presidente di TvB si gode le otto vittorie: «Frutto del lavoro insieme» «Domenica Brown il miglior quarto l’ha fatto in panchina. Esultava a ogni punto»

TREVISO. Ultima sconfitta il 23 dicembre ad Imola, era la terza di fila dopo Udine e Ravenna: si parlava di crisi, erano sorti malumori e polemiche, Pillastrini sembrava in bilico. Da allora sono passati nemmeno due mesi e sembrano due anni: otto vittorie una dietro l’altra, da decima la De’ Longhi si è trasferita nel gruppo delle terze. Tutto ciò nella settimana che porta al big match con Trieste. Di questo ed altro parla da Parigi il presidente Paolo Vazzoler. «Nessuna sorpresa, semmai ero sorpreso di vedere dov’era una squadra che aveva un solo Usa, d’accordo, ma era pur sempre ricca di talento negli italiani. Questa serie vincente è decisamente piacevole ed ogni gara è figlia della precedente, nel male ed ora nel bene: il lato psicologico è preminente. Ciò che stiamo facendo è doveroso, che chiaramente non significa scontato».

Conta più la salute ritrovata o l’innesto dei due nuovi?

«Il lavoro assieme. Pilla è uomo da settimana più che da domenica, poi è evidente che gli arrivi di Lombardi e Swann sono stati azzeccato, come persone e come giocatori».

Siete passati dai playout al terzo posto: impressionante.

«Certe serie di vittorie non sono una novità, anche in senso contrario: in passato ci sono state squadre che andavano fortissimo nel girone di andata per poi crollare nel ritorno. Per ora non abbiamo fatto niente e ne siamo consapevoli: prevedo che in classifica qualche forbice si allargherà e noi dovremo essere bravi a prendere il treno che passa in alto».

Rimontare è per voi una sensazione del tutto nuova...

«E che toglie l’ovvietà della vittoria: ogni successo vale di più di quelli ovvi, ammesso che ce ne siano. Credo che TvB stia giocando con una buona personalità, domenica era una partita che rischiava di farci entrare in un loop negativo, invece il terzo quarto, prima spesso fatale, è stato stupendo per intensità agonistica. Merito di chi era in campo e di chi stava in panchina. A Brown ho detto: è stato il tuo quarto migliore. “Ma se non ho nemmeno giocato…” Ed io: appunto. Hai esultato ad ogni canestro facendo capire cosa significa senso di squadra. Ora si gioca meno ma meglio: la squadra è lunga e c’è spazio per tutti».

Nel break oltre a Brown non c’era neppure Antonutti: un paio di mesi fa erano ritenuti pilastri insostituibili. Cos’è cambiato?

«Prima guardavi la panchina e tra chi poteva dare una mano ne vedevi un paio, oggi lo sono tutti. L’unico rischio potrebbe essere la non comprensione del bene comune, la valenza della squadra».

Di solito a un nuovo Usa serve tempo, ma a Swann no. Coma mai?

«Swann aveva già esperienza per aver giocato nell’area mediterranea ed in Europa. Ha due bimbi piccoli, quindi un preciso equilibrio personale, e soprattutto il pregio di gioire giocando: Isaiah considera la pallacanestro non un lavoro ma un gioco».

Che voleva dire Lamma parlando di scarso rispetto?

«Credo si riferisse all’arbitraggio anche delle partite precedenti,

non certo a noi: i ragazzi hanno giocato in maniera concreta, quando hanno accelerato loro si sono inchiodati, l'ha ammesso anche Moraschini che avevano una panchina più corta. E comunque mi sembra proprio che l’80% dei dialoghi con gli arbitri li hanno fatti loro, non noi».

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