Quotidiani locali

Pellizotti: «La prima bici? Non arrivavo ai pedali»

Franco Pellizotti compie 40 anni e rivive una carriera tra Tricolore e Olimpiadi

MARENO DI PIAVE. Con l’addio a Tiralongo e Zubeldia, Franco Pellizotti diventa il più vecchio del World Tour. Lunedì compie 40 anni. L’esordio nel ciclismo che conta risale al 2001, una generazione fa. Il Delfino di Bibione, marenese d’adozione, ne ha viste tante e tante ne ha da raccontare. La seconda stagione a tu per tu con Vincenzo Nibali sta per prendere il via, ma in questi giorni è inevitabile tornare a quando tutto è cominciato. Anche perché dovrebbe trattarsi dell’ultimo anno.

La prima bici. «A 6 anni, una Zenith rossa. L’avevo notata su una vetrina, in fondo alla mia via affittavano bici e risciò. Ho rotto le scatole, fin quando non me l’hanno comprata. Il bello è che non arrivavo manco ai pedali».

La prima corsa. «A 9 anni, da G3. Sono talmente agitato che alla linea di partenza cado e tiro giù chi è accanto a me. Un domino».

La prima vittoria. «Fu la domenica dopo. Non ho mai vinto tantissimo, ma da piccolo c’era il premio del nonno: 10 mila lire, in regalo mi arrivò pure una canna da pesca».

La prima gioia da pro’. «Fu una tappa alla Tirreno, a Montegranaro: scatto in cima a una collina e scappo da solo. Nocentini rientra, ma poi lo batto in volata. Dedicata al papà: era il 19 marzo».

Il primo Giro. «Secondo anno da pro’, nel 2002. Ricordo bellissimo, la Corsa Rosa è sempre stata il mio sogno. Anche se al pronti-via, parto… subito male: cronoprologo in Olanda a Groningen, le viti del manubrio si rompono scendendo dalla pedana e salgo sulla bici da strada».

La soddisfazione. «Il Tricolore vinto per tanti motivi e la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino. Indimenticabile la maglia a pois al Tour 2009».

Il rammarico. «I due anni di squalifica (la controversa vicenda delle anomalie nel passaporto biologico, ndr) sono il più grande smacco della carriera. Ero in un’età in cui potevo raccogliere il massimo, quello stop non mi è andato ancora giù».

L’auspicio. «Una stagione

come l’ultima, ricca di soddisfazioni. E poter stare bene fisicamente».

Il futuro. «Al 98-99% potrebbe essere il mio ultimo anno, poi mi piacerebbe rimanere nel mondo della bici. Magari fare un po’ come Tosatto, mi rivedo nel suo finale di carriera». 

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik