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I primi 90 anni degli arbitri di Marca

Calcio. L’atto fondativo al bar Sile con la svolta dei 19 capeggiati da Donadi

TREVISO. Il regime fascista s’era insediato da sei anni, fra Washington e New York s’era effettuata la prima trasmissione televisiva via cavo e in giugno tra mille misteri era scomparso l’eroe di due Tour Ottavio Bottecchia. Quasi gli stessi giorni del primo approdo del Giro a Treviso e proprio nel capoluogo, sul finire di quell’anno, il 1927, si costituì una delle sezioni arbitrali di calcio più antiche d’Italia. L’atto fondativo fu sottoscritto al bar Sile la sera del 29 dicembre 1927, 90 anni fa esatti. Gli arbitri della Figc e dell’Ulic si riunirono per migliorare l’operatività del Gruppo Arbitri Trevigiani, voluto due anni prima da Angelo Donadi, primo fischietto del capoluogo. I promotori della svolta furono 19, fra cui lo stesso Donadi e il veneziano Ugo Storer, primo presidente di quella che è nota oggi come Sezione Aia di Treviso.

Novant’anni di emozioni, che saranno rivissuti il 26 gennaio, fra ospiti di rilievo e toccanti ricordi, in una grande festa a Volpago. Novant’anni di sogni e conquiste, novant’anni di arbitri capaci di calcare i palcoscenici più famosi. Generazioni che tuttora si confrontano, ispirate dalla comune passione per il calcio e per quella divisa che ogni domenica porta ragazzi a dirigere in tutte le categorie ed ex arbitri diventati osservatori a giudicarli. Da Domenico Falzier e Paolo Milan, che come Rino Possagno conobbero la serie A, all’assistente Luca Mondin, dal 2016 nella massima serie, bussola di una sezione oggi guidata da Claudio Zuanetti. Dalle colonne Athos Favaro e Gianni Cervellin ai virgulti dell’ultimo corso, passando per Calogero Castellino, fresco d'esordio nella serie A di futsal. Senza contare Toni De Santis, assistente internazionale negli Anni Novanta, poi noto per aver ricoperto il ruolo di team manager del Treviso. Senza contare Flavio Zancanaro, che fino alla scorsa stagione frequentava da assistente i campi della C, o quel Simone Aversano che in Lega Pro ha pure arbitrato fino a pochi anni fa. Dalle partite di Coppa Campioni di Possagno al cospetto di Bobby Charlton agli anni di Rivera e Facchetti vissuti da Paolo Milan.

E, al tal proposito, le parole proferite dallo stesso Milan per il libro “Arbitri di Marca”, realizzato per il 75°, sembrano un manifesto della vocazione arbitrale:
«Insegni poche e ritrite cose ai ragazzini che con entusiasmo iniziano sui campetti della periferia, a San Trovaso piuttosto che a Silea, e ti sembra di tornare indietro a 30 anni prima, con un pizzico di nostalgia e la stessa passione dentro».

Mattia Toffoletto

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