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«Troppi infortuni addio rugby europeo torno al Mogliano»

Pro 14, il trequarti Andrea Buondonno lascia il Benetton «Non voglio sentirmi un peso: faccio un passo indietro»

TREVISO. Un giocatore bersagliato dalla sfortuna più nera, leggasi malattie e infortuni, sceglie consapevolmente di abbandonare i massimi livelli competitivi, riconoscendo di non essere più adeguato, per scendere di categoria. E’ costata parecchio ad Andrea Buondonno la decisione, presa assieme al club, di lasciare il Benetton e di tornare alle origini, a Mogliano, dal Pro 14 all'Eccellenza. La sua storia è simile ad un calvario con relative stazioni. Buondonno era, anzi è, un 25enne trequarti molto promettente: cresciuto nel Rugby Milano, ha vestito le maglie dei Crociati, Piacenza e Viadana. Nella stagione d’esordio con i Leoni, proveniente appunto da Mogliano, ad ottobre 2016, cioè subito, fu costretto a fermarsi per una sindrome nefrosica. Terminate le cure, era rientrato in campo nel febbraio 2017 a Monigo con il Leinster: niente da fare, stagione terminata anzitempo, stavolta per un problema alla spalla. Superato anche questo guaio, il buon Andrea era riuscito a fare l’intera preparazione estiva con il Benetton, giocando le amichevoli contro Leicester e Zebre, sino alla convocazione per l’esordio in Guinness contro il Munster. Tutti a pensare: finalmente è arrivato il suo momento, se l'è meritato. Manco a dirlo: bloccato alla vigilia della partita da una ricaduta.

Da qui la decisione di lasciare il Pro 14 ed i suoi ritmi frenetici fatti di allenamenti, trasferte e partite, e andare a Mogliano, a ritrovare una dimensione a lui più consona. Lui dice: «Arrivato a Treviso l’obiettivo era quello di dimostrare il mio valore, lottare per questa maglia e realizzare il sogno, sfiorato qualche mese prima, di vestire la maglia azzurra della Nazionale (selezionato dalla U.18 e Seven, nel 2016 incluso nella lista dei 30 convocati per Italia-Inghilterra, seconda giornata del Sei Nazioni, ndr): ad un passo dal raggiungerlo, a novembre ho avuto la prima recidiva della sindrome nefrosica, una patologia di cui mi ero dimenticato, contratta dopo una vaccinazione quando avevo 6 anni. Non mi sono perso d’animo, ed una volta terminate le cure, mi sono rimesso subito al lavoro con la stessa caparbietà e lo stesso desiderio di raggiungere i miei obiettivi. Le conseguenze di una possibile terza recidiva, mi hanno spinto e costretto a rivalutare le mie priorità, a prendere atto ed accettare ciò che non può essere totalmente sotto il mio controllo e a rimescolare un po’ i sogni a breve e lungo termine».

Proprio non ce la faceva a restare nel rugby europeo? «I ritmi sportivi che in questo momento il mio corpo esige da me credo che non mi consentano di esprimere e di colmare le aspettative che lo staff del Benetton aveva visto in me: non vorrei essere o sentirmi un peso passivo per la squadra e la società. Allo stesso tempo, non riesco a disgiungere l’idea di me e del mio domani dal rugby. Così ho pensato di continuare, sempre col massimo impegno, ma con cadenze più consone al mio stato fisico attuale; questo mi permetterà anche di ricominciare gli studi di osteopatia, che avevo messo in stand-by per dedicarmi totalmente al rugby, e portare avanti così anche altri progetti che ho per il mio futuro. Ringrazio il Benetton per la gestione della situazione e per essermi stato vicino in momenti difficili. Ringrazio Mogliano per la grande opportunità che mi ha dato
riaccettandomi in squadra in corso d’anno. Vedrò di dare il meglio per una giovane squadra, cercando di ricambiare tutto ciò che in passato questa grande società aveva fatto per me».

Onore a te Andrea, campione vero e capace di onorare lealtà e onestà, cardini di questo sport.

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