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«Grandi numeri ma ora servono nuovi impianti»

Il presidente Fidal Oddone Tubia fa il punto  «La nostra forza è la passione: siamo 5 mila»

TREVISO. Sessantaquattro anni, quarto mandato da presidente della Fidal Provinciale. Nel palmares, podi italiani giovanili e un’affermazione nella Cinque Mulini nel 1975, bissata 40 anni dopo tra i master 60. Dipendente ospedaliero, è stato direttore tecnico dell’Atletica Sernaglia. Originario di Villorba, dove è nato nel 1953, vanta un passato fianco a fianco con il campione olimpico della maratona di Seul, nel 1988, Gelindo Bordin (ci ha corso insieme nella Paf Alitrans, tra fine anni ’70 e inizio anni ’80). Nel 2015 ha ricevuto la stella d’argento al valore sportivo dal Coni. Lui è Oddone Tubia. E di cose da dire nell’atletica ne ha, eccome.

Da Usain Bolt, passando per Carl Lewis e Pietro Mennea. Da Giulia Alessandra Viola e Jacopo Zanatta, i talenti del territorio, ai quasi cinquemila tesserati trevigiani (Treviso è la provincia con più società e più tesserati del Veneto).

Dalle noti dolenti nell’impiantistica, passando per un’attività provinciale di rilievo, fino ai miniraduni di specialità. Dopo un’intensa battaglia elettorale, che l’ha visto confermarsi alla guida del comitato trevigiano della Federazione italiana dell’atletica leggera, fa il punto situazione, dopo un anno di mandato.

Presidente Tubia, il bilancio di questo primo anno d’attività, con il nuovo consiglio?

«Per la prima volta non sono più in maggioranza piena, ma questo è stato positivo. Arrivare da due formazioni diverse ci permette oggi di confrontarci e di aver voglia di migliorare, tutti. Insomma, è uno stimolo importante non pensarla sempre tutti allo stesso modo. Accanto a me ci sono il vicepresidente Luigi Durigon, che è anche responsabile per l’attività assoluta; il segretario Ivo Merlo, che cura i rapporti con le società; Valentina Bettiol che si occupa del sito e dei social network e Francesco Storgato, referente della commissione giovanile. Fondamentali anche gli aiutanti esterni: Kevin Durigon, Loris Favaron, Federico Criscuolo, l’ex fiduciario Roberto D’Andrea e il preziosissimo Luca Gerotto, che si occupa dei dispositivi di gara. Non dimentichiamo poi il fiduciario tecnico Sandro Delton e il fiduciario dei giudici di gara, Giuseppe Stival. Senza dimenticare il tesoriere Ivano Corsano e l’addetto stampa Mauro Ferraro. Siamo un bel gruppo, che ha voglia di fare. Di certo dobbiamo dire grazie anche alle aziende che ci sostengono. Senza di loro, molto di quello che facciamo, non si potrebbe fare».

Tra le novità inserite dalla nuova gestione, i miniraduni di specialità dedicati alle categorie giovanili.

«Sì, sono andati effettivamente molto bene. Ne sono stati fatti 5 e hanno coinvolto non solo un bel numero di allenatori e tecnici, ma soprattutto tanti giovani. Tra i 70 e i 95 per ogni incontro. Quello che più è stato positivo, è stato lo spirito di collaborazione, di partecipazione, di condivisione anche dal punto di vista tecnico».

La realtà provinciale, leggendo i numeri, sta bene.

«Abbiamo quasi cinquemila tesserati, con un aumento di quasi 100 unità rispetto al 2016. Con 4.928 tesserati, siamo la provincia più numerosa del Veneto. Abbiamo 47 società e tanti risultati, oltre che una cinquantina di manifestazioni annuali organizzate, tra indoor, pista, strada, cross. Oltre ai numeri, la forza dell’atletica nella Marca Trevigiana è frutto della passione di tutti coloro che operano nel nostro piccolo mondo, chiamiamolo anche un microcosmo, che però nella regione Veneto, come provincia, è di valore assoluto, come possiamo vedere».

La situazione invece non troppo serena è quella legata agli impianti, giusto?

«Non siamo messi bene, no. Diciamo, un po’ meno male con il nuovo impianto di San Biagio di Callalta e con - speriamo - l’inizio del lavori, in estate, della pista di Vittorio Veneto, che necessita del rifacimento del manto. Per fine anno dovrebbe essere definitiva la delibera per il rifacimento delle pedane della pista dello stadio di Santa Lucia. Siamo in attesa di capire quando si riuscirà a intervenire a Montebelluna. Sarebbe necessario recuperare almeno 3-4 impianti».

Passando dagli impianti, agli atleti, purtroppo Giulia Viola, una delle mezzofondiste più talentuose, è ancora ai box.

«Giulia ha una classe innata, una corsa meravigliosa. Speriamo che abbia saldato il suo conto con la sfortuna e di rivederla al più presto in pista e in gara. Questo non solo per il bene dell’atletica trevigiana, ma nazionale e internazionale. Ha dimostrato una grande caparbietà e un’intelligenza tattica in gara non da tutti. I nostri giovani la devono prendere come esempio».

Quale è oggi l’atleta di punta del movimento?

«Sicuramente l’uomo guida è Jacopo Zanatta, campione italiano di decathlon assoluto e promesse e di eptathlon promesse, oltre che azzurro agli Europei Under 23, dove ha conquistato un bell’undicesimo posto. È un atleta con grandi qualità non ancora espresse appieno, un bravo ragazzo con i piedi per terra. Ecco, oggi è lui il punto di riferimento dell’atletica trevigiana».

E se dovessimo parlare a livello internazionale. Cosa ha lasciato Usain Bolt?

«È stato un atleta immenso, straordinario. Peccato per come ha chiuso, perché quello che abbiamo visto ai mondiali di Londra non è stato sicuramente il Bolt migliore. Uno come lui ha salvato il movimento, è stato l’uomo immagine. Il problema è che non vedo un altro Bolt all’orizzonte».

Restando in tema di velocità, gli altri atleti simbolo?

Sicuramente Carl Lewis e Pietro Mennea. L’atleta ideale sarebbe quello che ha le caratteristiche di tutti e tre. La classe dell’americano, la determinazione del nostro Pietro e la potenza dei giamaicano. Se dovessi assegnare una medaglia ciascuno, dire lungo per Lewis, 100 per Bolt e 200 per Mennea».

Per diventare campioni, anche nella vita, bisogna dire no al doping. Voi come “lottate” in questo campo?

«Il doping nello sport purtroppo esiste e l’atletica non ne è esente. Per combatterlo la strada giusta è quella della prevenzione.
Nei dispositivi gara del comitato provinciale abbiamo voluto inserire questa frase “L’atletica leggera rendere liberi da sostanze, liberi nella vita”, proprio per educare e sensibilizzare i più giovani al tema. I campioni veri sono coloro che non cercano mai delle scorciatoie».

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