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«De’ Longhi, la strada è ancora lunga»

Basket. Coach Pillastrini dopo la seconda sconfitta: «A Jesi è stata una prestazione sottotono, serve più concentrazione»

TREVISO. Diciamo la verità. Negli ultimi tre anni eravamo abituati a vedere una De’ Longhi che partiva sgommando lasciandosi tutti dietro. In Silver, tre anni fa, nove vittorie di fila; in Gold furono sei, l’anno scorso cinque. Ecco perché fanno specie le due sconfitte in tre gare di quest‘anno. Di spiegazioni ce ne possono essere: le altre TVB, a parte naturalmente il primo anno, avendo apportato solo leggere modifiche estive sfruttavano un solido affiatamento, ora stiamo parlando di una squadra quasi tutta nuova, colpita da tanti infortuni, che probabilmente ha programmato una stagione in cui inizierà a carburare più avanti.

Coach Stefano Pillastrini, c’è un motivo particolare per questa vostra falsa partenza o è un mix di cause?

«Un mix. Sicuramente qualche alibi c’è, in particolare prima avevamo problemi nei lunghi, oggi negli esterni: Fantinelli non c’è, De Zardo è stato fermo un anno, Negri tutta l’estate, mentre Imbrò e Sabatini sono nuovi e stanno avendo ruoli più importanti del previsto. Tutto ciò però non è sufficiente: abbiamo mezzi e voglia per fare certamente meglio, decisamente non possiamo e dobbiamo accontentarci. Se a Piacenza era diventata assolutamente difficile, con le assenze di Fantinelli e Bruttini e l’infortunio a gara in corso di Sabatini, a Jesi la nostra prestazione è stata assolutamente sottotono come concentrazione, disciplina tattica, capacità di esprimere il nostro potenziale. Rendiamoci conto di una cosa: bisogna lavorare bene. Non dico che non lo facciamo, ma occorre tradurre sul campo l’impegno in palestra, altrimenti è solo tempo perso. E c‘è tanto da fare».

Avevi ammonito: battere Bergamo non conta granchè.

«Buona partita, ma battere una squadra nuova e senza grandi aspettative, ad una squadra ambiziosa come la mia non poteva dare troppe rassicurazioni. Occorre essere pronti ad affrontare le insidie di gare in casa di buoni avversari, per vincere dovremo avere un piglio diverso».

Le troppe palle perse erano un problema anche in passato.

«Sono situazioni molto diverse. In passato avevamo quel tipo di problema nella prima parte della stagione, per poi migliorare nella seconda, invece da questa De’ Longhi mi aspetterei che tale problema incidesse di meno già adesso, visto che il suo livello di esperienza non è paragonabile a quello delle precedenti. Le palle perse nascono dalla ricerca del gioco di squadra, per cui cerchi sempre di fare un passaggio in più: in passato era un investimento che facevamo volentieri, oggi commettiamo errori che mi piacerebbe non vedere, e che non arrivano solo dagli esterni, le cinque perse di Brwon in effetti sono troppe».

In classifica due delle tre favorite, Trieste e Bologna, sono già in testa: mancate solo voi. Siete preoccupati?

«Sì e no. La classifica è il frutto di ciò che si fa in campo, per cui la mia preoccupazione è avere un buon rendimento in partita: in tutta sincerità non sono soddisfatto di ciò che stiamo facendo, in particolare per ciò che ho visto a Jesi».

Un passo indietro che certamente non vi aspettavate.

«Non me l’aspettavo fino ad un certo punto. L’errore è credere che le partite si risolvano individualmente, invece le grandi giocate devono essere inserite in un sistema di squadra. E cioè: prima ci sono le soluzioni collettive, quelle che possono far diventare grandi, poi le iniziative dei singoli devono essere solo un valore aggiunto. È un concetto questo che probabilmente non abbiamo ancora bene radicato nella nostra mentalità».

Piacenza da tre 12/26, Jesi 12/35. In trasferta gli avversari mettono troppi tiri da tre: urge maggiore difesa sui 6.75.

«Due partite diverse, non ci vedo una costante: a Piacenza con tutti i guai che avevamo eravamo impresentabili, a Jesi no. Di certo da migliorare c’è la difesa. A Jesi abbiamo concesso nove punti per falli stupidi su tiri da tre, perciò in teoria l’aggressività era anche troppa. Torno a dire: abbiamo tante cose sulle quali lavorare».

Quindi domenica con Forlì bisogna avere una reazione.

«Mi aspetto una crescita costante e, spero, anche rapida. Siamo molto lontani dall’esprimere il nostro vero potenziale. E questo
significa che possiamo solo crescere: resto ottimista, ora mi pongo il problema di vedere la squadra fare dei tiri buoni e non forzati, evitare di buttar via la palla su rimessa dal fondo, voglio vedere concedere tiri difficili ed innescare i nostri giocatori migliori. Questo voglio».

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