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Fugge da Cuba per giocare a pallamano

Arassay Duran ingaggiata dall’Oderzo in Serie A1 dopo le tappe in Angola e in Spagna, sabato ha segnato cinque reti

ODERZO. Ma lo sport non dovrebbe unire? Viene da chiederselo ascoltando la storia di Arassay Duran, atleta cubana che quest’anno gioca con la squadra femminile della Pallamano Oderzo (serie A1). Per poter giocare a pallamano ai livelli che le competono, Arassay è scappata illegalmente dal suo paese, Cuba, lasciando senza parole i familiari e gli amici: «Non ho detto niente a nessuno. Avevo paura delle denunce anonime che mi avrebbero bloccata a Cuba» confessa a 6 anni di distanza da quella fuga che ha segnato in modo indelebile la sua vita.

Arassay nasce nel 1985 all’Avana, capitale cubana, in pieno regime castrista. Erano passati 24 anni dalla crisi della Baia dei Porci, quando il mondo fu sull’orlo della guerra mondiale nucleare. Il clima politico era teso, ma questo non le impedì di innamorarsi della pallamano, sport che divenne la sua vita. Nel 2001 è convocata per la prima volta in nazionale, diventando una presenza fissa della selezione cubana. Ma nonostante questo non partecipa ai Mondiali brasiliani del 2011: durante un’amichevole di preparazione giocata contro la nazionale del Santo Domingo, Arassay decide di non rientrare in patria con le sue compagne e di scappare in Spagna: «Avevo chiesto più volte il permesso di lasciare il mio Paese, ma il governo non me lo aveva mai concesso» dice. Arriva in Europa nell’aprile 2012 e dopo 2 mesi firma per la squadra di Conversano (Bari), una delle più prestigiose squadre di pallamano italiane. Alla prima stagione in Italia fa vedere a tutti di cosa è capace vincendo il titolo di capocannoniere della A1.

Il numero di reti che riesce a mettere a segno è impressionante: 154. Lì gioca per due anni, finché non decide di tentare ancora la sorte e trasferirsi in Angola, una nazione che vanta una discreta tradizione nel panorama della pallamano internazionale. «Non andò bene: per un problema di tesseramento non ho potuto giocare neanche una partita» dice raccontando una delle peggiori esperienze della sua carriera. L’anno dopo torna in Italia, di nuovo a Conversano. Vi resta per due anni, finché a luglio scorso non firma per la Pallamano Oderzo. Ha giocato la sua prima partita con la nuova maglia sabato scorso: «Non ho giocato benissimo, le avversarie mi conoscono e mi marcano molto stretta». Già: ha segnato solo 5 gol… «Mi trovo bene in Italia, Oderzo è una bellissima cittadina» racconta Arassay «Ma mi manca la mia famiglia». La giocatrice cubana ha lasciato all’Avana il papà, la mamma, le sorelle e il fratello. Li potrà riabbracciare solo fra due anni e mezzo: la legge cubana prevede che i suoi emigrati illegali possano rientrare in patria dopo 8 anni dalla loro partenza.

E lei, scappata nel 2011, potrà tornare nell’aprile 2019. Anche se il pensiero è sempre rivolto a Cuba, l’Italia è diventata ormai la sua seconda patria: «Voglio ottenere la cittadinanza italiana. Spero solo che non ci vogliano troppi bolli». La cittadinanza è il primo passo verso il vero obiettivo di Arassay: la nazionale italiana. «Mi piacerebbe molto vestire la maglia azzurra». Arassay ha dovuto fare una serie di scelte dolorose: «Volevo giocare da professionista. Volevo essere libera». E l’unico modo per farlo era quello di mettere 5mila chilometri fra sé e la sua terra.

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