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Velocità in salita, Dal Molin tricolore

Motociclismo. Il 32enne di Giavera si è imposto dopo un recupero-record alla Rossi

GIAVERA DEL MONTELLO. Quella pista da motocross, a 400 metri da casa, s’è rivelata galeotta. «Già quando ero in passeggino, mi gustavo salti e acrobazie», se la ride, «Impossibile non appassionarsi». Manuel Dal Molin, campione italiano 2017 di velocità in salita (Supermotard over 450) deve molto al “suo” Montello, se motori e strade all’insù sono diventati essenza del quotidiano. Il primo tricolore della carriera, che è pure il migliore risultato di sempre, coincide con la realizzazione di un sogno: immaginate un bimbo che già a 5 anni sale sulle mini-moto, scorrazzando per boschi e campi; pensate a un ragazzo che ha la velocità nel sangue e ai circuiti preferisce da sempre il fascino dei ranch o dell’old style. Il divertimento di un motociclismo non convenzionale, più frugale e genuino. «Inizialmente avevo raccolto buoni piazzamenti nel flat track, poi da due anni mi sono avvicinato alla velocità in salita», racconta il 32enne di Giavera, «Mi piacciono l’ambiente, il diverso tipo di approccio, il fatto che devi memorizzare il tracciato e dare subito il 100%». Disciplina sui generis: si disputa su strada, si decide in 2,5 km, una botta di adrenalina da 90 secondi o poco più. «In passato la praticavano miti come Agostini», precisa, «Ti senti eroe di un altro tempo». Il sentore che fosse quella congeniale, l’ha avuto nel 2016: fra i pochi a riuscirci, sbancò subito la gara d’esordio. E le motivazioni possono diventare così forti, che la stagione successiva nemmeno l’infortunio al piede e un distacco in classifica apparentemente insormontabile gli hanno negato il trionfo. Un recupero-record stile Valentino Rossi, quello stesso Valentino che ha sempre adorato il ranch come Manuel. «L’ultimo anno è stato un po’ travagliato per la frattura al piede sinistro» spiega «Avevo vinto la prima prova a Leccio, malgrado la frizione bruciata. Poi, per infortunio, ho saltato la seconda tappa a Frosinone. Il guaio mi è capitato in allenamento, ma dopo un mese ero già in sella: il gesso l’ho tolto da solo. Sì, ho fatto un po’ come Valentino». Da lì in poi, è stato un percorso regale: «Avevo perso le speranze, ma ho vinto subito terza e quarta prova. Nella quinta e sesta, a fil di centesimo, ci siamo spartiti le manche io e il rivale diretto Andrea Maiola. All’ultima, a Passo dello Spino, inseguivo a meno 6: decisivo il successo in gara-2». Tanto fascino,
ma anche notevoli insidie: «Non hai vie di fuga, non c’è la sicurezza della pista. Devi conoscere nel dettaglio traiettorie e punti di staccata. La testa è fondamentale, non puoi sbagliare». Cosa dice la morosa? «Giulia capisce, è appassionata».

Mattia Toffoletto

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