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Sagan tri-iridato scoperto da noi

Ciclismo. Conquistò un argento alle Bandie, diventò “trevigiano”, Bergen lo incorona fenomeno

È lui il più forte ciclista al mondo nelle gare di un giorno. E si è rivelato a due passi da casa nostra, nel 2008, dov’era arrivato da Zilina (Slovacchia) con papà e zio-meccanico per partecipare al mondiale di ciclocross a Lovadina di Spresiano. Arrivò secondo, quella volta, tra i dilettanti, annunciando di essere ciò che poi è stato ai massimi livelli. Un eclettico vincente e, scusate, un mago della bicicletta. Lo aveva notato, all’arrivo, Gianenrico Zanardo, uno che per i corridori ha sempre avuto fiuto (anche Martinello è tra le sue frecce in faretra) e l’aveva catturato al volo, inventandogli una squadra pur di tenerlo qui, pronto per andare tra i professionisti con la Liquigas. E la squadra dei ramarri lo aveva accolto a braccia aperte, quel D’Artagnan della pedalata, conscia di non avere abbastanza organico per seguirne e assisterne l’ascesa. La Liquigas faceva base nella ex cava delle Bandie, Treviso, dove nel 2008 Sagan aveva vinto l’argento mondiale, a dimostrazione del fatto che anche i luoghi hanno un’anima.

Tutto questo per dirci che Peter Sagan da Zilina è diventato tre volte campione europeo totalizzando un filotto iridato che non era riuscito a nessuno prima di lui. Tre mondiali li avevano vinti anche Alfredo Binda, Eddy Merckx e Rik Van Steenbergen, ma non di seguito. Due di seguito li avevano vinti Bugno (1991-92) e Bettini (2006-07).

Oltre all’argento nel ciclocross(e un oro agli Europei di specialità), Peto (il suo buffo soprannome) aveva vinto anche un paio di mondiali di mountain bike , tanto per gradire. Di lui tutti dicono che è padrone della bici come pochi altri, al punto da riuscire a compiere virtuosismi suggestivi come rimettere il mezzo meccanico in rastrelliera sopra l’ammiraglia senza scendere mai di sella (risalita dell’auto e parcheggio al volo) oppure lanciarsi in discese folli in derapage sullo sterrato. Un campione suggestivo per i più giovani, che erano rimasti orfani di Pantani e ora hanno trovato un nuovo moderno mito. Alla fina della gara, ieri, Peto ha mostrato che i campioni non hanno solo le gambe ma anche l’intelligenza e il cuore. E ha dedicato la sua vittoria a Michele Scarponi, suo ex compagno di squadra scomparso dopo essere stato travolto in allenamento poco prima del Giro d’Italia. Un gesto che lo colloca tra gli intelligenti di un mestiere troppo spesso associato al dopng e ai furbetti che ne fanno uso. Non era stata un’annata da ricordare, questa, per Sagan. Era stato punito con una cacciata dai padroni del Tour per una scorrettezza imputatagli in volata e che era costata il ritiro al bizzoso Cavendish. In quel momento Peto stava conquistando la quinta maglia verde (a punti) nella Grande Boucle. E chissà se ieri ci ha pensato mentre il gruppo lanciato per la volata è andato a fagocitare l’ultimo avventuriero, aprendo la strada per il suo rush da capatosta.

Gossip: per la prima
volta ad accompagnare Sagan non c’era la moglie Katarina Smolova, che tra un mese lo renderà papà di un bimbo. Gli italiani? Bravo Trentin, quarto, bene Moscon, andato in fuga. Ma come dicono dalle nostre parti a difettare è il “soramànego”: il ct Cassani .

Toni Frigo

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