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L’ultima volta da capitana «Sarò sempre una Lupa»

A 30 anni la campionessa di Castelfranco chiude con la pallacanestro giocata Protagonista con la maglia giallonera per quasi un ventennio, ora fa la “prof” 

CASTELFRANCO. «O capitana! Mia capitana! » . Anche senza parafrasare i versi di Walt Whitman, esaltati dalla scena madre del film “L’attimo fuggente”, riecheggia la poesia che si fa struggente quando bisogna separarsi da qualcuno o qualcosa a cui teniamo profondamente. Lo sanno le Lupe e lo sa bene anche la capitana Mary Sbrissa, che stasera dirà addio al basket giocato davanti ai propri tifosi, nell’amichevole tra il Fila San Martino e le vicecampionesse d’Italia del Famila Schio.

La campionessa di Castelfranco, 30 anni compiuti lo scorso dicembre, aveva annunciato il suo ritiro all’inizio di giugno. Decisione sofferta, ma ponderata, dovuta a una scelta di vita. Da qualche tempo Sbrissa insegna educazione fisica al liceo scientifico “Giorgione” di Castelfranco (la scuola della sua giovane compagna di squadra, Martina Fassina). È andata a vivere lontano dalla provincia di Padova con il marito Daniele Furlanetto. E recentemente ha ottenuto anche l’incarico di responsabile del settore minibasket al New Basket San Donà. Le Lupebasket hanno deciso di salutarla come si deve, celebrando una carriera che l’ha vista protagonista con la maglia giallonera per quasi un ventennio, dalle giovanili alla prima squadra.

Allora Mary, ci siamo: è giunto il momento del congedo. Che cosa prova a poche ore dalla sua ultima partita?

«Sono molto emozionata, ma soprattutto contenta di poter incontrare ancora una volta i tifosi delle Lupe. Negli ultimi giorni ho notato che c’è stato un grande riscontro per questa partita. Spero di vedere sugli spalti molte persone che per me sono state importanti. Non ho in mente qualcuno in particolare, mi riferisco a tutte quelle figure, come ex compagne di squadra, allenatori e dirigenti, che mi hanno accompagnato nel corso della carriera. Se proprio devo spendere un nome, dico Francesco Cordiano (attuale presidente onorario del Basket San Martino, ndr). Quando ero ragazzina, mi accompagnava sempre agli allenamenti. È stato una sorta di nonno per tutte le ragazze del gruppo».

Lei ha scritto la storia delle Lupe diventandone indubbiamente l’autentica bandiera. Ha debuttato giovanissima in prima squadra, in Serie B nella stagione 2002/03, ad appena 15 anni. Da allora non si è più fermata. È stata la costante del basket sanmartinaro dalla C all’A/1. Quali tappe le piace ricordare in particolare?

«Ho vissuto tantissimi momenti importanti. Ripenso agli inizi del mio percorso, alla promozione del 2004 in B/1 e al terzo posto a livello regionale con l’Under 15, allora Cadette, grazie a cui centrammo l’Interzona. In entrambe le occasioni si giocò a Castelfranco, il paese in cui sono nata, che rese ancora più indimenticabili quelle vittorie».

Tra il 2006 e il 2009, tuttavia, lasciò momentaneamente le Lupe per volare negli States e frequentare il college alla University of Oregon. Nel frattempo continuò anche a giocare a basket con la squadra collegiale: le Oregon Ducks. Cosa ha imparato da quella parentesi oltreoceano?

«Sono partita per gli Stati Uniti dopo aver terminato la scuola superiore. Ad appena 19-20 anni è stata un’esperienza che mi ha permesso di crescere anzitutto umanamente, conoscendo nuove persone e vivendo lontano da casa. Culturalmente ho potuto approfondire la conoscenza della lingua inglese. Dal punto di vista cestistico, invece, sono entrata in contatto con un ambiente in cui lo sport viene valorizzato al massimo. Sono tornata a San Martino di Lupari con un grandissimo bagaglio sportivo legato all’etica del duro lavoro e ad un alto livello di competitività».

Il primo maggio 2013 è una data spartiacque nella storia delle Lupebasket. Stiamo parlando dell’apice del Fila: la promozione in Serie A/1. Un traguardo inimmaginabile per una piccola grande realtà come San Martino di Lupari. Se lo sarebbe mai aspettato?

«Diciamo che, quando ero adolescente, mi piaceva viaggiare con la fantasia, immaginando che un giorno avrei giocato in A/1. È un sogno che si è realizzato. Con le Lupe abbiamo compiuto un’escalation incredibile. Mi sono sempre ritrovata nella mentalità di questa società, animata dalla voglia di migliorare anno dopo anno. Anch’io ho inseguito il miglioramento coltivando i miei sogni. Sarà per questo che si è instaurato un forte senso d’appartenenza con la realtà di San Martino. Credo sia un tratto caratterizzante e risponde alla volontà di migliorarsi, che ha tutto il mondo Lupebasket».

Veniamo ad un altro sogno tramutato in realtà. Nell’estate 2015 spostò il suo matrimonio pur di indossare la maglia azzurra, con cui fu impegnata peraltro in tour dall’altra parte del mondo, in Cina. Cosa la convinse?

«Era difficile rinunciare alla Nazionale. La notizia suscitò un certo scalpore, ma la verità era che volevo sposarmi in estate e rinviai le nozze solo di un mese, da luglio ad agosto. Per me è stato qualcosa di naturale. In quel periodo ero felice di poter scendere in campo in A/1. Partecipare ad un raduno e giocare con la Nazionale sperimentale in tournée, in Cina, era un’opportunità, che non potevo lasciarmi sfuggire».

Negli ultimi tre anni in A/1 è stata investita del ruolo di capitana. Questa responsabilità l’ha mai spaventata?

«No, anzi. Sono stati anni bellissimi, in cui il Fila San Martino si è consolidato ai vertici del basket femminile, chiudendo al terzo posto e prendendo parte nel 2015 anche alle Final Four di Coppa Italia. In campo ho cercato di dare tutta me stessa per la squadra, mettendoci sempre il cuore. Sono stati un onore e una gioia immensa essere la capitana delle Lupe».

Cosa le mancherà più di ogni altra cosa, ora che appende le fatidiche scarpe al chiodo?

«Sentirò la mancanza di tutti gli aspetti che ti fanno sentire una giocatrice di pallacanestro:
gli allenamenti, la bellezza di entrare in campo, l’agonismo, la vita da spogliatoio e il rapporto stupendo con i tifosi di San Martino. Ma anche se smetto di giocare, non smetterò mai di essere Lupa. Se sei Lupa una volta, lo sei per sempre».

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