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Baby Barbon rilancia il Montebelluna «Playoff, perché no»

Calcio Serie D. Il gol-capolavoro del trevigiano a Mantova  è il primo della stagione della formazione di Zulian

MONTEBELLUNA. L’ultimo gol “vero” coincideva con la semifinale del torneo Berretti vinta in giugno sul Sassuolo. Lasciato il vivaio del Torino, Francesco Barbon è tornato a Montebelluna. E pare quasi un segno del destino, che proprio lui, fra i talenti più interessanti sbocciati negli ultimi anni nella cantera, abbia ridato ossigeno alla banda Zulian, realizzando la prima rete stagionale dei biancocelesti. Proprio così: nelle prime tre partite, fra Coppa e campionato, l’attacco del Monte era rimasto a secco. Ci ha pensato il 18enne di Fontane, seguito a ruota da Munarini, a garantire i primi punti del campionato, violando il prestigioso “Martelli”. Forse l’ha vista un po’ così: dalla finale Berretti persa con l’Inter al Mantova, in fin dei conti non è proprio un salto all’indietro. «Anzi, la D per me è stimolante, un confronto utile con gli adulti, un altro mondo rispetto all’attività giovanile», afferma Barbon, al primo sigillo con una prima squadra, «Ero rimasto un po’ deluso, dopo che il Toro non mi aveva confermato, ma questo è un campionato importante e voglio dare il massimo». Il bello è che un gol così, una rovesciata di quelle nei sogni di qualsiasi calciatore, non l’aveva mai realizzato: «De Vido ha crossato e un difensore di ginocchio l’ha alzata, mai successo che io ricordi. Che emozione, tanto pubblico e uno stadio carico di storia. La dedica è per la famiglia, che mi ha sempre supportato, e al Montebelluna, che m’ha cresciuto: qui da allievo ho messo dentro montagne di gol». Tre anni fa, sfiorò quota 40: «Quest’anno punto alla doppia cifra. Bisogna salvarci il meglio possibile, pensando magari ai playoff». Un Barbon ambizioso, che non ha seguito la vocazione paterna: papà Renato, allenatore di pallavolo, è ora in serie B al Massanzago, ma con la Sisley aveva vinto scudetti giovanili in serie. «Mai praticata seriamente, solo fra amici o nel cortile di casa», ricorda il puntero di Zulian, studente allo Scientifico Da Vinci, «Ho iniziato con il pallone già a cinque-sei anni: prima al Fontane, poi al Villorba. Non ho mai avuto idoli, ma una grande stima di Javier Zanetti, esempio per tutti. A maggior ragione, per un interista come me». Ora l’attacco
s’è sbloccato, il fondo della classifica abbandonato: «Prima avevamo fatto i conti con la sfortuna, ora c'è di nuovo fiducia e siamo già concentrati sul Campodarsego». A proposito: ruolo e modulo preferiti? «Seconda punta. E già a Torino esercitavo il 3-5-2, lo stesso di Zulian».

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