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«Mare da paura, ma volevo la Coppa»

Barbara Pozzobon alza il trofeo iridato: «Stagione favolosa, la dedico a mia nonna Carla. E vado in missione per Tokyo»

MASERADA SUL PIAVE. Il day after è anzitutto la premiazione con vista sul Golfo partenopeo, immagine-simbolo dell’obiettivo raggiunto. I 135 km delle quattro tappe del Grand Prix condensati in un trofeo che cambia verso alla carriera. Barbara Pozzobon ha vinto la Coppa del Mondo di gran fondo e questi giorni non li potrà mai dimenticare. La gioia infinita per un trionfo riuscito solo a un’altra italiana (Camilla Frediani, nel 2009), ma anche le peripezie di una Capri-Napoli ridotta a circuito sotto costa. La 23enne della Hydros è pacifica in albergo, parla con la solita naturalezza e semplicità. Non la immagineresti reduce da un tour de force transcontinentale, con tappe pure in Macedonia e Taipei.

Barbara, come sta?

«Un po’ stanca, ma ho fatto una bella dormita. Domenica è stata una giornata abbastanza impegnativa, ora finalmente posso rilassarmi».

La gara (e la giornata) più dura di sempre?

«Non saprei. Di certo, non è stata quella prevista. Mi sarebbe piaciuta la traversata che è altra cosa rispetto a un circuito, ma forse è stato un bene. Il jet lag m’ha scombussolata tutta la settimana (al rientro dall’Universiade; ndr). Ho sentito la stanchezza per le gare ravvicinate, specie per i viaggi aerei. Con il senno di poi, meglio una 16 km. Distanza che mai ho pensato potesse svantaggiarmi: era come un campionato italiano».

Aveva già patito il mal di mare?

«Sì, sempre con il mare mosso. Domenica ho sofferto già in aliscafo. Poi in gara ho cercato di rimanere tranquilla. E quando ho visto Martina (la diretta rivale in Coppa Grimaldi, domenica sesta; ndr) dietro, lo sono stata molto di più. Mai temuto di non finirla: non avevo scelta».

Rivisitando la stagione, cosa le viene in mente?

«Un anno positivo, risultati che non credevo di ottenere. Sono contenta, peccato solo per il Mondiale. Ci ripenserò fra due anni».

Quindi l’unico rammarico è legato a quell'argento ai Tricolori nella 25 km?

«Sì, l’unico cruccio».

Tutto partì con la colletta paesana per la trasferta in Argentina: il feeling con Maserada?

«Non me l’aspettavo. Sicuramente positivo, basta che non sia invadente. Per le altre tappe, ho trovato due sponsor, di Villorba e Istrana, come compagni di viaggio».

C’è una dedica per la Coppa?

«A mia nonna Carla. A tutte le persone che mi sono state vicino».

Missione Tokyo 2020: dal prossimo anno, allenerà di più la 10 km?

«Quella
è l’idea. Prima ci saranno però gli Italiani in corta. Altro obiettivo del 2018 sarà l’Europeo».

Sono arrivate le meritate vacanze: definita la meta?

«Ho almeno due settimane libere, ma non ho ancora deciso. Riprenderò a fine settembre. Con calma».

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