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Antelli: «È stato un incredibile argento iridato»

Il talento azzurro lanciato dalla Rucker approda a Orzinuovi: «Perfino gli egiziani tifavano per noi»

SAN VENDEMIANO. Se li ricorderà sempre questi giorni, Michele Antelli: è diventato vicecampione del mondo, si è diplomato con un notevole 88, studiando tra i pullman e gli alberghi che casa non sono. Emozioni forti, emozioni difficilmente esprimibili a parole, forse con le lacrime, quelle scese dal suo volto, mentre si vestiva d’argento. Oggi è troppo presto per realizzare, ma la storia del nostro basket è stata scritta e Michele Antelli ne fa parte.

Michele, pochi giorni dopo: come ti senti sul secondo gradino del podio mondiale Under 19?

«Il risultato è qualcosa di incredibile. E ciò va oltre l’argento: abbiamo mosso il movimento, abbiamo coinvolto tantissime persone, sui social si parlava solo di noi. E coach Capobianco ci ha ringraziato per questo, per l’impatto che abbiamo creato. Peccato per la finale, ma il Canada era troppa roba: ci teniamo stretta stretta questa medaglia».

Sul podio a cosa hai pensato?

«Mi sono scappate le lacrime. E non erano per la partita, ma per il nostro percorso: Capobianco ci ha preso in carico oramai 4 anni fa, quando disputammo il Torneo dell’Amicizia Under 15. Questo gruppo, nel frattempo, ne ha fatta di strada: penso al bronzo agli Europei Under 18, a cui io non ho partecipato, penso al bronzo del Torneo di Mannheim. Un percorso incredibile con un gruppo a dir poco unito».

Lì, sul podio, hai voluto portare una bandiera tricolore..

«Attendevamo che ci chiamassero singolarmente per la premiazione: mi guardo attorno e nessuno dei miei compagni ha una bandiera. Così osservo gli spalti e ne vedo una; era di questo gruppo di egiziani che ci ha sempre sostenuto nelle partite precedenti, venendo anche in spogliatoio e raccontandoci sempre quanto fossero innamorati dell’Italia: solitamente erano 5 persone, ma in finale hanno portato tanta altra gente. Così, essendo uno degli ultimi ad essere chiamato (maglia nº22, ndr), ho fatto una corsa pazzesca per prendere la bandiera e sono tornato in tempo per la premiazione».

Qual è stato il messaggio più importante che hai ricevuto?

«Ce ne sono stati tanti tantissimi, ma ha un significato davvero speciale quello della mia ragazza e del migliore amico che mi hanno incitato prima della finale con il Canada».

Al Cairo hai dimostrato tutto quel che hai imparato quest’anno a San Vendemiano…

«È una scelta che rifarei senza il minimo dubbio. Il minutaggio che mi ha dato Fabio (Volpato, ndr) è stato il miglior modo per crescere: all’esordio con Vicenza ero così timoroso, e sono migliorato durante la stagione. E, soprattutto, ho imparato a confrontarmi con una fisicità superiore, come quella che ho incontrato ai Mondiali: a San Vendemiano ho vissuto un anno speciale, che ricorderò sempre, come i compagni che tanto mi hanno aiutato, da capitan Pin Dal Pos e Muner a tutti gli altri».

Una stagione in cui Antelli non ha mai dimenticato la scuola, coronando quest’annata con la maturità scientifica (88/100)...

«Non è stato facile: dal 31 maggio non sono andato a scuola ed ho preparato gli esami nel tempo disponibile, mentre ci allenavamo per il Mondiale. Dopo le amichevoli in Germania ed il torneo in Spagna, sono tornato ed ho sostenuto sia le prove scritte che quella orale, prima di partire per l’Egitto. Il futuro? Voglio continuare a studiare, mi iscriverò ad Economia».

Il
futuro cestistico sarà, probabilmente, ad Orzinuovi in A2: un futuro roseo, in campo e fuori, per questo vice-campione del mondo, cresciuto in Lombardia ed adottato dal Veneto. Un futuro concreto, dove il sogno vive a contatto con la realtà.

Mario De Zanet

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