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Bebe, principessa a Montecarlo incoronata dai big

La campionessa paralimpica ha vinto il Laureus Awards Passerella con Bolt, Rosberg, Phelps e l’attore Hugh Grant

TREVISO. Fiumicino, ora di pranzo. Di ritorno da Montecarlo, l’attesa del volo per Tessera è scandita dall’assalto dei fans. Stavolta a riconoscerla è la nazionale giovanile di karate, il selfie di gruppo diventa naturale conseguenza. Al tourbillon di foto e autografi, Beatrice Vio è ormai avvezza. Le medaglie paralimpiche l’hanno proiettata in una nuova dimensione. E pure le standing ovation fanno parte quasi del quotidiano. Sebbene l’ultima in ordine di tempo, martedì sera ai Laureus World Sports Awards, un’emozione speciale debba avergliela procurata. Anche perché, a detta di chi il premio lo organizza, nelle precedenti 16 edizioni non si era mai visto un omaggio così partecipato. Senza contare il senso della passerella monegasca: l’Oscar di paralimpico dell’anno, fra una statuetta a Usain Bolt e un inchino a Michael Phelps. Da perderci la testa, per chiunque non sia Bebe: l’attore Hugh Grant, l’allenatore Claudio Ranieri, i Chicago Cubs, pure il pilota Nico Rosberg e la ginnasta Simone Biles. La campionessa di Mogliano - terzo italiano premiato dopo Alex Zanardi nel 2005 e Valentino Rossi nel 2011 - non ha perso l’occasione, scatenandosi a colpi di selfie. D’altronde, per chi ha bypassato il protocollo e realizzato l’autoscatto con Obama, sarà mica un problema guadagnare la foto-ricordo con l’uomo più veloce al mondo? La missione era centrare il bottino pieno con lo smartphone, Bebe ci è riuscita e la nuova gallery la rende forse più contenta dell’ennesimo premio post-Rio. Perché la fiorettista era già soddisfatta per la nomination e non se l’aspettava di meritarsi pure questo riconoscimento. Erano in ballo altri protagonisti delle Paralimpiadi di Rio, ma la fama della moglianese, elegantissima martedì nel suo abito rosso Valentino, ha ormai valicato ogni confine. E una serata al cospetto dei Bolt e Phelps, non deve più stupire. Né tantomeno una Bebe presentata da Grant, premiata da Alex Del Piero o motivo di commozione per Claudio Ranieri. Non scordando Nico Rosberg, che l’ha pure celebrata: «Sei fortissima». E poi l'incontro con Clarence Seedorf e Fabio Capello, l'allegria a tavola con papà e fratello, ma anche con Ranieri e il capitano del Leicester, Wes Morgan. «Sono fortunata, ma siamo tutti fortunati. Perché facciamo sport, la cosa più bella del mondo», la riflessione della fiorettista. Che, dietro le quinte, non ha rinunciato a ballare al ritmo di “Occidentali’s karma”, il tormentone sanremese firmato Gabbani. Oggi però si ripensa alla pedana: Bebe vola a Eger, località ungherese sede nel weekend della prima prova 2017 di Coppa del Mondo. L’impegno

agonistico che si fa largo fra mille altri impegni: lo stage a Fabrica con la campagna di sensibilizzazione per il vaccino contro il meningococco, l’invito alle Nazioni Uniti del 18 marzo per ragionare sullo sport paralimpico. L’agenda piena, l’energia inesauribile.

Mattia Toffoletto

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