L’addio a Cesare Pinarello, bronzo olimpico

Molti a Treviso, vedendolo passeggiare con al guinzaglio due magnifici cani barzoi, si chiedeva chi fosse. Fu medagliato olimpico nel ciclismo su pista, specialità tandem: conquistò il bronzo ai...

    Molti a Treviso, vedendolo passeggiare con al guinzaglio due magnifici cani barzoi, si chiedeva chi fosse. Fu medagliato olimpico nel ciclismo su pista, specialità tandem: conquistò il bronzo ai Giochi di Helsinki 1952 in coppia con Antonio Maspes e Melbourne '56 con Giuseppe Ogna. Si è spento, la scorsa notte, a 79 anni, Cesare Pinarello. Una malattia che si protraeva da mesi ha interrotto la sua corsa, proprio nei giorni delle Olimpiadi di Londra e nel sessantesimo anniversario dalla sua prima medaglia a cinque cerchi.

    Secondo cugino di Nane Pinarello – storica maglia nera del Giro – abitava a Pezzan di Carbonera, anche se spesso viveva in città a ridosso delle mura: lascia la moglie Laura e i figli Maurizio e Germana. I funerali si svolgeranno domani 4 agosto, alle 16, nella chiesa parrocchiale di Paderno (partenza alle 15.40 dal Ca' Foncello). Cesare è stato corridore dal 1952 al '68, difendendo i colori di Ignis (con Ercole Baldini e Pierino Baffi), Philco, Termozeta, Gbc e Amaro 18. Formidabile pistard, da dilettante vinse anche due medaglie mondiali nella velocità: argento a Zurigo 1953 e bronzo a Milano '55. Sempre su pista, fu due volte tricolore (sempre velocità, '53 e '55), s'aggiudicò la Sei Giorni di Milano e trionfò al Gp Copenaghen. Era l'epoca d'oro della pista azzurra: Maspes, Gaiardoni, Beghetto e Bianchetto. Chiuse 75º il Giro del '51. Appesa la bici al chiodo, fece il rappresentante di caffè e rimase nel ciclismo come direttore sportivo fra i dilettanti: Crich e La Lanterna, quindi l'approdo alla Zalf dal 1985 all'87. Affiancava Luciano Camillo, era la Zalf degli albori: in squadra c'erano futuri professionisti come Maurizio Fondriest, Gianni Faresin, Federico Ghiotto, Scremin e lo sloveno Cerin. Nell'86, sotto la sua guida, al Giro delle Regioni, il campione di Cles centrò il secondo posto nella generale. Per riferirsi ai suoi ragazzi, Cesare era solito apostrofarli come “i me òmeneti”. «Dava carica e trasmetteva tanta passione ai nostri giovani ciclisti. Si faceva voler bene da tutti»: così lo ricorda il patron della Zalf, Egidio Fior. (ma.to.)

    03 agosto 2012
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