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ciclismo

Rumsas e Montagner: due fenomeni

Al Granfondo Pinarello, vincono in solitudine le due prove piegando quattromila ciclisti al via

TREVISO. Tra Raimondas Rumsas e Roberto Montagner ci sono due differenze sostanziali: il primo ha corso tra i professionisti ed è arrivato terzo al Giro di Francia 2002 e ha vinto un Giro di Lombardia con la Fassa Bortolo. Il secondo ha cominciato a pedalare per guarire da un infortunio a un ginocchio e i professionisti li ha visti solamente in televisione. I due in comune hanno che sono i dominatori della undicesima edizione della Granfondo Pinarello davanti a quattromila in bicicletta, dove Monia Gallucci, marchigiana di 34 anni, è nella Rianimazione dell’ospedale di Belluno dopo una caduta in discesa dopo il passo San Boldo. Ha un ematoma cerebrale commotivo.

Delle due vittorie stupisce come Roberto Montagner ha staccato i duemila rivali nel tracciato breve, sulla distanza di 125 chilometri. Roberto Montagner, 40 anni, di Oderzo, ha preso il largo dopo appena un paio di chilometri. Alla sua ruota c’era l’ex professionista Guido Trombetta. Assieme hanno affrontato e superato il Colle di Guarda, Zuel di Là, ma lungo la salita di Tarzo, Trombetta si è alzato sui pedali nella speranza che l’amico-rivale venisse ripreso. Manco per sogno. Montagner ha tirato dritto, e si è bevuto anche le salite di San Pietro di Feletto e la Presa XIV del Montello. Tutto da solo: il russo Sonovshchenko è arrivato dopo quasi 4 minuti.

Il campione olimpico Cristian Zorzi è giunto 39º. Montagner è un fenomeno. Ha iniziato a correre in bici per la rieducazione del ginocchio destro che si era infortunato giocando a calcio. Rino Zanchetta, guru del Gs Spinacè di Oderzo, l’ha tesserato e adesso si gode i trionfi del suo ragazzo che a 40 anni ha vinto il titolo continentale della granfondo e della cronoscalata. Di mestiere fa l’ispettore delle saldature per conto di una ditta di Genova. Girovaga per l’Italia, ma si allena ogni giorno seguito dal dottor Gianantonio Fanton, un medico dentista appassionato dei pedali che gli prepara le tabelle per gli allenamenti. Anche il figlio Davide ha preso lo stesso vizio del padre: corre con gli allievi con la maglia della Rinascita Ormelle. Ne sentiremo parlare ancora di questo fenomeno.

Tra ciclisti di professione (Bernucci, Sella, Pagliarini) e per passione, fanno passerella anche gli ospiti d’onore. Checco Guidolin, mister in attesa di panchina, termina la faticcacia in 6h45’, l’olimpionico di sci da fondo Giorgio Di Centa impreca per una caduta che gli ha fatto perdere 12’. Zorro Zorzi è pimpante anche il giorno dopo aver giocato a calcio con la Sampdoria in ritiro nella sua Moena.

Smadonna anche Roberto Cunico, da Thiene, che sbaglia strada in Valmorel quando era in fuga con Ceralli, Paluan, Fontana e Kluyev e aveva 5’30” di vantaggio su Rumsas e soci: «Non c’erano i segnali che indicavano il percorso». Nel lungo via libera a Rumsas, biondino stagionato lituano, che si prende la rivincita dopo il secondo posto dell’anno scorso. E’ il suo undicesimo marchio stagionale, lo scorso anno era arrivato a quota 13. Rumsas che vive a Lunate, vicino a Lucca, guarda con rimpianto il suo passato e quello avrebbe potuto realizzare in questo Tour osservando le forze in campo: «Vinokourov? Non lo conosco - quando l’Urss convocò i 15 migliori juniores, lui non c’era. Adesso vola...». Il messaggio, in tempi di repulisti dal doping, è chiaro. Corrono in bici anche due dei suoi quattro figli: Raimondas junior, esordiente, e Linas, giovanissimo. Per aspettare il secondo, Ersilio Fantini, romagnolo di Bellaria, ex compagno di squadra di Pantani tra i dilettanti, bisogna attendere oltre cinque minuti. Il primo dei veneti è Mauro Pulit, trevigiano di 44 anni: 13º.

Tra le donne trionfo di Michela Gorini, 39 anni, mamma-volante
di Pistoia, davanti a Laura Gazzi e all’intramontabile Dorina Vaccaroni che a 44 anni non finisce mai di sorprendere. Nel percorso lungo quarto centro consecutivo della romagnola Monica Bandini: con Lancioni e Gallucci in gara sarebbe stata un’altra battaglia. Magari con un finale diverso.

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