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Uno schiaffo venetista alle piazze del 17 marzo

I Movimenti Veneti: "Distribuiremo banane tricolori, vero simbolo dell’Italia"

VENEZIA. Il rogo della sagoma garibaldina a Schio come prologo alla contestazione venetista del 17 marzo. Sì, perché agli «italiani» in festa per i 150 anni dell'Unità, gli indipendentisti rivolgeranno uno sberleffo in tutte le piazze dei capoluoghi: «Distribuiremo banane col bollino tricolore, il simbolo di questa Repubblica berlusconiana», graffia Patrik Riondato, il portavoce del Movimento Veneti.

Il suo gruppo, insieme al Partito nazionale veneto e ad una frangia di Progetto Nordest, ha dato vita a Veneto Stato, formazione capeggiata dall'economista di Ca' Foscari Lodovico Pizzati. Tra le adesioni, quella di Antonio Guadagnini - già vicesindaco di Crespano del Grappa, protagonista del movimento 20% Irpef ai Comuni - e dell'avvocato Alessio Morosin, lighista della prima ora.

Minoranze. In crescita, però, e in dialogo sempre più serrato con i militanti "duri e puri" del Carroccio: «Siamo in sintonia con la base leghista, molto meno con i dirigenti», commenta Riondato «certo è che la Lega ha scelto di far parte della classe dirigente della Repubblica italiana mentre noi ci battiamo perché il Veneto conquisti l'indipendenza. Addirittura c'è chi, come Flavio Tosi, il sindaco di Verona, festeggia l'Unità e il tricolore, quasi non si trattasse dei simboli di un'occupazione che dura dal 1866». Il governatore Luca Zaia ha condannato il falò garibaldino, annunciando però che il 17 marzo, anziché presenziare alle cerimonie, sarà regolarmente al lavoro... «Già, in fondo Zaia rappresenta la continuità della cultura e del potere democristiano. Sarebbe stato un perfetto leader doroteo». Ma, aldilà della parodia, cosa vi proponete davvero? «Noi perseguiamo l'autodeterminazione con mezzi pacifici, attraverso il consenso e il referendim. Ci sembra che tra i veneti stia crescendo la consapevolezza identitaria, almeno sul piano culturale. Ma la battaglia sarà lunga e già si registrano le prime reazioni nazionaliste e di destra, stile La Russa, nel Governo».

L'arcipelago separatista ha nell'associazione Raixe Venete un punto di riferimento; a cominciare dal sito multilingue e dalla collana editoriale che ha un nome goliardico - Scantabauchi - e una scelta di titoli non disprezzabile. Temi prediletti, la figura di Giuseppe Garibaldi - «Un avventuriero dedito ad atti di pirateria che lo stesso governo piemontese, nel 1834, definì "bandito di primo catalogo" condannandolo a morte» - il fatidico Plebiscito del 1866 («Truffa e rapina dei Savoia») e, stavolta in positivo, la «Gran Bataja» di Lepanto, trionfo della «civiltà di San Marco» sul Turco.

Un richiamo alla «piccola patria veneta» che non lascia indifferenti gli uomini della Lega. Neppure quelli che ricoprono cariche istituzionali. «So bene che questa vicenda verrà strumentalizzata e portata all'estremo», scrive sulla "Padania" l'assessore regionale al
Bilancio, Roberto Ciambetti, a chiosa del falò di Schio «che possiamo aspettarci da un sistema che mandò in galera con condanne pesanti i Serenissimi, che avevano occupato il campanile di San Marco a Venezia?».

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