TREVISO. In manette il gestore della Piola Gennaro Di Donato e la moglie Barbara Di Costanzo. Stando alle accuse i due, negli ultimi cinque anni, avevano creato una centrale di spaccio di cocaina e hashish nella loro abitazione di via Petrarca 9, usando la pizzeria per avvicinare i potenziali clienti. Il blitz antidroga della Squadra mobile, guidata da Riccardo Tumminia, nel locale di via Carlo Alberto è scattato venerdì alle 19.30. Una trentina gli acquirenti già individuati; tutti professionisti, artigiani e commercianti trevigiani tra i 30 e i 40 anni.
Il giro d’affari di Di Donato valeva circa 1 milione e 400 mila euro all’anno. Nell’abitazione della coppia sono stati trovati 20 grammi di cocaina, 1 chilo e mezzo di hashish e 10 mila euro in contanti. Tutto sequestrato insieme alle 2 automobili, una Range Rover e una Smart. Di Donato, 38 anni, si trova nel carcere di Santa Bona mentre la moglie 28enne è detenuta nella casa circondariale di Venezia insieme al figlio di appena un anno. L’«Operazione Vesuvio» condotta da Riccardo Tumminia e coordinata dal pm Giovanni Valmassoi è durata un mese.
Tutto è partito dalle rivelazioni di un commerciante trevigiano. Pizzicato dalla polizia con una dose di cocaina, e vistosi alle strette, ha vuotato il sacco. Da lì sono partite le intercettazioni, da cui è emerso come l’abitazione del gestore della Piola fosse un centro di spaccio di coca e hashish. Venerdì il blitz. Gli uomini della mobile sono entrati nella pizzeria affollata alle 19.30. Di Donato appena ha visto le uniformi ha capito, «la mia famiglia è distrutta» avrebbe detto. Durante la perquisizione negli uffici della pizzeria sono stati trovati anche 2 bilancini. Per quest’ultimo dettaglio gli inquirenti sospettano che lo spaccio avvenisse anche alla Piola.
Per la polizia la pizzeria fungeva da «rete commerciale»: tra i tavoli e il bancone venivano avvicinati i clienti. Gli accordi venivano presi principalmente tramite sms. Ad ogni puntino di sospensione corrispondeva un grammo di droga. A insospettire la polizia anche il tenore di vita di Di Donato e della moglie. Nella loro abitazione sono stati trovati 8 Rolex, 300 paia di scarpe, televisore al plasma. Decisamente troppo per chi percepiva dalla Piola uno stipendio di 2.500 euro al mese.
La coppia - stando alle contestazioni - era in grado di smerciare 10 chili di cocaina all’anno e 20 di hashish, per un ricavo di quasi un milione e mezzo. La droga proveniva dalla criminalità della Campania, in particolare dall’hinterland napoletano. E su questo si stanno concentrando le indagini della polizia che intende accertare l’eventuale esistenza di una «pizza connection» fra Treviso e la camorra. Al termine della perquisizione in pizzeria, sono stati portati in questura e interrogati 5 acquirenti cui sono stati sequestrati ulteriori 10 grammi di coca. Altri 30 i trevigiani individuati, per lo più commercianti e professionisti del centro. Tutti saranno segnalati alla Prefettura e al Sert.
Tra loro la titolare 30enne di un negozio di abbigliamento del centro che è stata denunciata per il possesso di 2 grammi di coca (uno destinato al consumo, l’altro allo spaccio). Tra coloro che sono caduti nella rete tesa dalla polizia anche un imbianchino di Maserada. Nella sua abitazione è stata trovata una pistola Beretta calibro 9, regolarmente denunciata. L’arma è stata sequestrata. Ma dalle indagini è emerso un altro dettaglio grottesco. Il 2 giugno, festa della Repubblica, in una villa della Marca si sarebbe dovuto tenere un coca-party. Un’unica condizione per accedervi: essere vesti come il tricolore, verde, bianco e rosso.
30 maggio 2010